Ricordo quando ero bambino. Facevo il pieno di cartoni animati giapponesi e arrivavo perfino a riguardare per tre volte in uno stesso giorno la medesima puntata. Mi piacevano soprattutto i robottoni che cercavo strenuamente di ricostruire attraverso i miei preziosissimi mattoncini Lego. E’ stato crescendo tuttavia che mi sono accorto dell’ impronta che quei cartoni avevano lasciato in me. Da un lato una dimensione di conflitto tra il bisogno e i sogni infantili di eroico protagonismo e l’ umile quotidianità di una vita normale. Dall’ altro l’ eredità costruttiva dell’ etica e dei valori che pervadeva la maggior parte di quei cartoni animati, un’ etica frutto della bizzarra miscela tra valori giapponesi tradizionali e valori occidentali acquisiti, una miscela operata dai giapponesi tra gli anni ‘70 e ‘80 del novecento.