[Patrizio e Viola sono entrambi seduti sulla panchina rivolti l’uno verso l’altra. Patrizio tiene il braccio disteso lungo lo schienale della panchina in direzione di Viola la quale tiene appoggiato solo il gomito incrociando le dita delle mani]

Viola:
Dunque Patrizio, hai capito che se intendi la natura come qualcosa di non alterato dall’essere umano allora quasi tutto il mondo in cui viviamo è contro natura?
Patrizio:
Si può essere.
Viola:
Può essere che tu abbia capito o può essere che sia vero?
Patrizio:
Lo sai che hai dei bellissimi occhi verdi?
Viola:
Patriiiizio!!!!
Patrizio:
Va bene, va bene, si è come dici tu.
Viola:
Bene allora se è come dico io, dire che l’omosessualità è contro natura è come dire che questa panchina è contro natura.
Patrizio:
[si protende nuovamente verso Viola] Hai ragione un letto sarebbe molto meglio in questo momento!
Viola:
Ma anche quello sarebbe innaturale quanto l’omosessualità, capisci!
Patrizio:
Innaturale magari no, ma quello che ti farei provare sarebbe una vera forza della natura, questo si.
Viola:
Ah Patrizio, ma come fai a mettere in fila certe battute! [tono sarcastico]
Patrizio:
Lo so, lo so, mi riescono del tutto spontanee. [tono tronfio, Viola alza gli occhi al cielo sconsolata]
Viola:
Ma almeno lo sai che cos’è una forza della natura?
Patrizio:
Beh ma sono io ovviamente.
Viola:
[Viola lo guarda dall’alto al basso quasi schifata] Su questo non avevo dubbi… [Patrizio sorride compiaciuto come fosse un vero complimento] Comunque intendevo le forze meccaniche, quelle Newtoniane, hai presente quella roba con i vettori, le masse, gli attriti, e compagnia bella?
Patrizio:
Vettori? Intendi quelli che trasportano le merci? Si, si, li conosco, mi creano sempre un sacco di casini quei figli di puttana, mai una volta che non ci sia qualche danno al carico.
Viola:
No, non quei vettori, parlo di fisica! [Patrizio sembra illuminarsi e sta per dire qualcosa ma Viola lo anticipa] Ti prego risparmiati la battuta su questo o quel fisico femminile. Per carità è vero che la meccanica ha a che vedere con il moto dei corpi [Patrizio ride sornione e ritenta l’avvicinamento], ma non è quel genere di moto che intendi tu, [Patrizio sempre più vicino si guardano negli occhi], per lo meno non solo quel tipo di moto [Patrizio si avvicina ancora, continuano a guardarsi negli occhi], si è vero c’è l’attrazione gravitazionale [continuano a guardarsi, Viola sembra quasi star per essere sedotta, Patrizio si protende ancora ad iniziare l’ultimo avvicinamento prima di un bacio], ma torniamo al nostro ragionamento [dicendo così Viola si volta di scatto mettendosi a sedere composta sulla panchina, mentre Patrizio va a vuoto, Viola guarda fisso avanti a sé e dice] Si il nostro ragionamento, dove eravamo? Ah giusto, le leggi di natura [Patrizio sbuffa e si ritrae rimettendosi anche lui a sedere più composto ma sempre rivolto verso Viola, lei continua a fissare avanti].
Patrizio:
Già le leggi di natura [tono tra l’irritato e l’annoiato]
Viola:
Beh non si possono violare le leggi di natura, no? [la voce è ancora un po’ turbata]
Patrizio:
Già non si possono violare le leggi di natura [stesso tono della precedente battuta]
Viola:
Appunto, perché se qualcosa le violasse allora sarebbe un miracolo, no?
Patrizio:
Eh si, sarebbe proprio un miracolo se qui si violassero certe leggi natura [alza la voce nel dire questa battuta e assume un tono in parte sarcastico]
Viola:
Quindi l’omosessualità sarebbe un miracolo
Patrizio:
[Ha come un risveglio improvviso] Eh?!?!?!
Viola:
Si, se per natura intendi le leggi di natura, esse non possono essere violate da eventi naturali, in quanto nessun evento naturale può andare contro natura, quindi ciò che è contro natura sarebbe qualcosa di totalmente straordinario, un miracolo! E se l’omosessualità fosse contro natura in questo senso sarebbe allora un miracolo!
Patrizio:
Ehi ragazzetta ma che cazzo t’han fatto studiare all’università. L’ho sempre detto che buttiamo via i soldi delle nostre tasse!
Viola:
Invece di prendertela con l’università perché non ribatti a quanto ho detto?
Patrizio:
Ribattere, ma tu sei completamente folgorata, che cazzo vuoi che ribatta! [suona il telefono di Patrizio] Scusa il telefono… Si pronto?! Ah ciao ___ si lo so che sono in ritardo ___ cosa? Ma quale squinzia e squinzia, qui non c’è nessuna squinzia, la smetti con ’ste cazzate? ___ Sono alla fermata dell’autobus ___ Eh che cazzo vuoi che ti dica, oggi ho dovuto dare un giorno di permesso non retribuito all’autista perché gli era morta non so che parente, sono uscito di casa e a metà strada mi si è fuso il motore, sai che giornata ___ perché non ho preso un taxi? Ma dove cazzo vivi non lo sai che i taxisti sono in sciopero perché quello stronzo del ministro dell’economia ha abolito le licenze e ora basta avere la patente da cinque anni e non avere mai fatto incidenti per avviare un’attività? ___ E quindi? E quindi son qui che aspetto l’autobus carina ___ Già l’autobus, senti ora però riattacco perché ho già le palle girate quindi magari ci riparliamo con più calma dopo eh? ___ si, si, ciao, ciao, si, si, ti amo, certo che ti amo, si, si domani ti do un credito di 50 mila, va bene, altro? ___ Ok, ciao [chiude il telefono] Che due palle.
Viola:
[timidamente] Era, era tua moglie?
Patrizio:
Ma che, era la mia amante.
Viola:
Come la tua amante?
Patrizio:
Si l’amante, non lo sai? Ci sono le mogli, quelle che porti alle cene, agli incontri pubblici, e a cui dai un sacco di soldi perché non ti rompano le palle, e poi ci sono le amanti, quelle che scopi e a cui dai un sacco di soldi perché non ti rompano la palle.
Viola:
[Sconcertata e velatamente sarcastica] No, non lo sapevo.
Patrizio:
Ma quando cazzo passa ’sto autobus, puttana miseria, quella mi trifolerà i coglioni per una settimana ora, mi toccherà aprirle altre due linee di credito.
Viola:
L’amore immagino non c’entri vero?
Patrizio:
L’amore? Macché, quello c’entra come un cazzo nel culo.
Viola:
[spazientita]Senti potresti moderare un poco il linguaggio in mia presenza, per favore?
Patrizio:
Uhm? Cosa? Ma di che parlavamo?
Viola:
Niente, lascia perdere, facciamo un pausa va ch’è meglio.

—– fine scena III

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