Oggi avrei voluto non parlare di politica, tant’è…
Se c’è una cosa che avverso (oltre al culto della personalità) è la cultura del debito (dedicherò anche a questo tema una futura corrispondenza).
Oggi però leggo su La Repubblica un articolo di Eugenio Scalfari il quale verso la fine, in accordo con l’attuale programma del Partito Democratico, promuove l’emissione di obbligazioni da parte dell’Unione Europea, dette eurobonds (lui ovviamente parla di eurobond al singolare per la nota regola della lingua italiana, che io non rispetto e un giorno vi spiegherà perché, in virtù della quale le parole straniere si importano come indeclinabili).
Ma appunto che cos’è un bond, cioè un’obbligazione?
Da Wikipedia:
L’obbligazione (spesso chiamata con il termine inglese bond) è un titolo di credito emesso da società o enti pubblici che attribuisce al possessore il diritto al rimborso del capitale più un interesse.
L’obbligazione è quindi un debito. E perché si vuole che l’Unione Europea possa fare debiti? Si dice per finanziare investimenti in opere pubbliche. In questo senso parrebbe una forma di debito accettabile, è un investimento! Si ma detto brutalmente: un investimento è quel qualcosa che ritorna all’investitore più soldi di quanti ne abbia spesi. In questo caso specifico le opere pubbliche sarebbero un investimento se portassero ad un aumento delle entrate dell’Unione Europea.
E qui sta il nocciolo del problema. L’Unione Europea non può imporre tasse ai propri cittadini, essa infatti sopravvive in parte grazie ai dazi sulle dogane poste ai confini esterni ma soprattutto grazie ai finanziamenti che riceve dagli Stati Membri. Ora, ammettiamo anche che le opere pubbliche vengano realizzate davvero (cioè che i soldi non vadano a ingrassare criminali e affaristi come invece spesso accade con i fondi strutturali per esempio), e ammettiamo anche che le opere siano state selezionate con tale cura e competenza economica da generare davvero un ritorno maggiore della spesa iniziale (cui vanno aggiunte le spesso dimenticate spese di manutenzione), bene ammettiamo tutte queste belle cose da migliore dei mondi possibili, a chi andranno i soldi in più? Ai cittadini, sempre perché stiamo ipotizzando il migliore dei mondi possibili, che poi li ritorneranno parzialmente come tasse. Bene ma a chi li ritorneranno? All’Unione Europea? No! Li ritorneranno ai loro Stati. E gli Stati poi che faranno? Beh dovrebbero darli all’Unione Europea. Ma avranno interesse a farlo? Direi proprio di no e vediamo perché.
Abbiamo detto che in linea teorica questi denari presi a debito dovrebbero andare a sostenere degli investimenti. Ma perché dovrebbe essere proprio l’Unione Europea a prenderli a debito e non potrebbero essere direttamente gli Stati Membri? La ragione è che l’Unione Europea li investirebbe in opere di interesse continentale e non nazionale, opere che producono un aumento di ricchezza dell’insieme più che non delle sue parti. Bene, ma allora perché non farsi dare i soldi direttamente dagli Stati? beh, ma perché gli Stati essendo legati alle loro dinamiche politiche interne tendono a difendere il propri interessi particolari mentre l’Unione Europea può preoccuparsi di difendere l’interesse complessivo. Per poter fare ciò ha bisogno di sufficientemente autonoma economica da realizzare a pieno la propria politica. Dato però che la soluzione ottimale, cioè consentire all’Unione di imporre autonomamente tasse sotto il controllo del Parlamento Europeo a sua volta sotto il controllo dei cittadini europei non è praticabile, in quanto gli Stati Membri non vogliono mollare la presa, allora si passa agli eurobonds cioè si fanno debiti.
C’è un solo piccolo problema: per pagare quei debiti l’UE avrà bisogno delle plusvalenze generate dai suoi investimenti, ammesso che tali plusvalenze si generino davvero, e non potrà reperirle se non chiedendo a sua volta agli Stati Membri più denaro!!! E figuriamoci se chi governa uno Stato Membro può andare dai suoi cittadini che sono anche suoi elettori a dire che anche se loro sono più ricchi e quindi, pur mantenendo la pressione fiscale invariata, il loro Stato incamera più denaro, questo denaro non potrà essere reinvestito nel loro paese, ma dovrà andare a ripagare i debiti contratti dall’Unione Europea.
Non solo, ma se disgraziatamente quegli investimenti andassero male, un investimento è pur sempre una scommessa e anche manager onesti e capaci possono sbagliare in perfetta buona fede (figuriamoci se la buona fede non c’è…), non essendoci l’attesa plusvalenza per poter pagare i propri debiti l’Unione Europea dovrebbe chiedere agli Stati Membri di alzare le loro tasse interne!!!
E’ evidente quindi che il risultato dell’introduzione del debito pubblico europeo sotto forma di eurobonds al fine1 di ridurre la dipendenza dell’Unione Europea dai suoi Membri, avrebbe come reale conseguenza quella di inasprire il risentimento dei cittadini verso l’Unione stessa rendendola contemporaneamente ancor più dipendente dai suoi Membri e dalle dinamiche politiche al loro interno. Un capolavoro non c’è che dire!
1In realtà l’intera proposta diviene perfettamente commisurata al fine se si assume che esso non sia dare maggiore autonomia finanziaria all’Unione Europea, quanto piuttosto scaricare su di essa le spese per le infrastrutture incamerandone poi le plusvalenze attraverso la tassazione a livello statale e annullando in tal modo gli effetti del patto di stabilità. Patto che guarda caso è stato uno dei pochi freni efficaci alla politica clientelare in quanto impone al politico che usa il denaro pubblico di compensare i premi offerti alle proprie clientele con corrispondenti aumenti di tasse agli altri cittadini alienandosi quindi inevitabilmente una parte dell’elettorato che quando diviene maggioranza lo espunge dalla scena politica, a meno che non trovi appunto artifici sempre più “furbi” per non dover pagare il conto…
The discussion is open, but no one has taken the first step yet... Oh! For heaven's sake, start saying something Janet!