Qualche sera fa dopo cena parlavo con Giovanna e ad un certo punto mi viene in mente il commento che Cinciu ha lasciato qui in merito a questa foto. Riferito a Giovanna il commento, le racconto poi come ho risposto, a quel punto però aggiungo che più che van Gogh sembra un quadro di, “come si chiamava, quello che faceva la pop art…”, “Pollock” risponde lei, “no Pollock era quello dell’action painting” dico io…

Parlando di action painting mi sono ricordato di un altro paio di cosette: una era una notizia [forse era questo articolo segnalatomi via newsletter per cui io lo ricordo come una “notizia”] che avevo letto tempo fa su di una ricerca scientifica proprio sui quadri di Pollock, ricerca da cui era emerso che le sue composizioni hanno una struttura frattale. A mio avviso questo poteva essere un indizio (anche se non una prova) che di casuale o spontaneo in quei quadri c’era poco. O meglio magari erano spontanei al momento della creazione ma in realtà dietro c’era uno studio approfondito__io in genere sono fortemente critico verso lo “spontaneismo” e forse un giorno vi racconterò anche il perché, quello emotivo, oltre che quello razionale…

L’altro episodio che in qualche modo si ricollegava a questo era invece un episodio delle mia vita. Ero alla scuola media e ad un certo punto la mia professoressa di arte stava parlando con il professore di un’altra classe. Lui aveva voluto sperimentare con i suoi allievi l’action painting (noi sperimentavamo invece l’impressionismo, caratteri diversi… dei docenti…). La mia professoressa era molto curiosa circa l’esito di questa esperienza, ma il collega la freddò subito dichiarandone il fallimento. Disse che alla fine era venuta fuori tanta violenza ma non vera arte. Ora non ricordo se queste fossero le parole esatte ma ricordo bene che il professore era davvero deluso…

Ricordo anche che poi quei quadri vennero esposti, forse sulle pareti del corridoio vicino all’aula di quegli studenti, o nell’aula. Io ne ricordo uno, pieno di grigio e colori mescolati col grigio, uno strato di colore davvero spesso, ma in effetti, forse per l’influenza di quanto detto da quel professore, quando lo vidi non mi parve granché. Di certo non era un Pollock.


Per la cronaca comunque quello della pop art cui mi riferivo io all’inizio si chiamava Andy Warhol.

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