Quando ho iniziato ad approcciarmi al problema degli aggregatori mentre creavo MappaDemocratica mi sono reso conto da subito che avere un aggregatore che raccogliesse i feeds di molte migliaia di blogs era totalmente inutile.
Gli aggregatori nascono innanzi tutto per risolvere il problema della frammentazione della rete: si crea un’unica grande vetrina, un unico punto di accesso in cui si raccoglie l’offerta e poi l’utente sceglie ciò che preferisce e con un clic accede alla sorgente dove può interagire, lasciare commenti, ecc.
Ma nel momento in cui si risolve la frammentazione si genera immediatamente un secondo problema, quello dell’eccesso di informazione. Troppi feeds da leggere nel nostro aggregatore personale ci creano semplicemente un lavoro inutile, per cui perdiamo ogni piacere nella lettura del web, similmente troppi feeds aggregati in un aggregatore pubblico generano un flusso di posts troppo ingente per cui i posts rimangono visibili in homepage per troppo poco tempo, oppure bisogna lasciare in homepage migliaia di posts, il ché è inutile perché distrugge la funzione stessa dell’aggregatore, cioè risolvere la complessità in modo da renderla cognitivamente apprezzabile da un essere umano.
In MappaDemocratica ho risolto il problema dell’eccesso di materiale facendo una selezione molto severa dei blogs aggregati e in più suddividendo l’offerta per regioni. La selezione mirava a lasciare fuori tutto ciò che non fosse un blog personale di un eletto alla costituente del Partito Democratico. Poi ho aggiunto anche i candidati e gli eletti alle camere dell’ultima tornata elettorale.
Questo sistema ha permesso di evitare l’overloading informativo e cognitivo, ma subito mi sono reso conto che c’era anche un altro problema: non avevo modo di integrare tutti quei blogs che non erano scritti da eletti, insomma la base del Partito Democratico era completamente tagliata fuori.
D’altro canto non volevo fare la fine dell’aggregatore del partito democratico, che hanno pure il coraggio di chiamare social network… 27′000 blogs aggregati, nessun’altra struttura oltre le etichette (almeno avessero creato un digg clone1…), in una parola: illeggibile. Che poi significa: inutile.
Mi serviva qualcos’altro. E così ho pensato ad una rete di persone impegnata a mettere in relazione le varie risorse web ed ho introdotto l’elemento cooperativo in MappaDemocratica creando, grazie a quei pazzi che mi hanno dato retta, questo.
L’idea era di avere un gruppo di persone abbastanza numeroso che svolgesse tre funzioni: mappatura, revisione, cura delle relazioni.
La mappatura consiste nell’esplorazione delle risorse democratiche presenti nel web e loro archiviazione strutturata, dove la struttura la danno le etichette, i tags, definiti attraverso certe convenzioni (curiosità: ogni tag si comporta come una relazione di equivalenza applicata agli elementi di un certo insieme di links, quindi l’etichettatura non è altro che un processo di partizione della rete).
La revisione è un passaggio necessario nel momento in cui si introduce l’elemento umano e la convenzione, l’essere umano infatti è, fortunatamente, creativo e non sempre rispetta, fortunatamente, le convenzioni in maniera scrupolosa. Per tale ragione servono dei revisori, delle persone che controllano l’attività di mappatura e riportano entro il limite delle convenzioni l’attività dei mappatori (l’attività dei revisori non è altro che l’attività di moderazione già prevista per la maggior parte dei sistemi di interazione online).
Ma fino a qui si tratta soltanto di creare un indice, un po’ come le pagine gialle o l’elenco del telefono, utile ma non sufficiente. Per questo ho pensato ai care givers, i curatori di relazioni (in realtà la traduzione italiana è errata, solo che non è trovata una migliore). Un curatore di relazioni prende un pacchetto di blogs, pochi, massimo una decina, e se ne prende cura: ne legge i feeds quotidianamente, li commenta, in breve instaura e coltiva relazioni.
La rete dei care givers genera quel tessuto connettivo che per ora in rete non c’è, o almeno non è mantenuto sistematicamente, essi favoriscono il flusso di idee orizzontale, peer to peer, tra le persone e i gruppi che stanno dietro alle varie risorse web di cui si prendono cura.
Una rete questa che una volta realizzata tornerebbe utilissima nel caso di campagne online: se il gruppo intero dei care givers aderisce ad una campagna nel giro di brevissimo tempo, potenzialmente, potrebbe coinvolgere un numero di persone dieci volte superiore. Anche se questo è un dato teorico e molto, molto, ottimista…
L’idea non è ancora stata implementata, eppure già qualcosa non mi quadrava… forse il sistema poteva tornare utile per delle campagne dall’alto, ma come farlo vivere davvero dal basso? Il care giver innerva un insieme ristretto di una decina di blogs creando relazioni tra essi e rendendoli un cluster, ma poi? Chi “clusterizza” i “clusterizzatori”?
L’altro giorno stavo leggendo una mail di Daniele Mazzini promotore dell’iniziativa Primari vere, primarie sempre!. Ora non entro nel dettaglio di quella mail, diciamo che tra le altre cose parlava di rete di interfaccia con il territorio, e parlava di rendere tale rete scalabile, soprattutto per non far affogare nel lavoro i promotori.
Quella parola scalabile, mi ha colpito. Oggi mentre salivo verso il Monte Ferro sulle Dolomiti ci pensavo… scalabile, una struttura scalabile… e poi ad un certo punto mi sono detto: ma certo cosa c’è di più scalabile di un frattale che gode della proprietà di essere auto-similare ad ogni scala?
La rete cooperativa di Mappa Democratica doveva essere strutturata come fosse un frattale, cioè iterare una medesima “geometria” ad ogni livello. Certo è strana l’idea di creare un frattale con elementi di un insieme discreto (quello degli esseri umani) e non continuo, come per esempio il campo complesso, e infatti non è un vero frattale, non si può iterare all’infinito, ad un certo punto finiscono gli umani e pure i blogs.
Sostanzialmente di stratta di un albero, la radice dell’albero è Mappa Democratica stessa, il nodo radice ha dodici figli (sto scherzando: può essere un numero intero a scelta, maggiore di uno e diciamo per ragioni cognitive minore o uguale a venti) ogni nodo figlio ha dodici figli e così via. Ogni nodo diventa care giver dei suoi nodi figli nel senso di cui dicevamo sopra e in più li sprona a loro volta a crearsi un piccolo cluster di nodi figli.
Si lo so a cosa potrebbe pensare qualcuno: ma questo è un multilevel marketing! Si con l’importante differenza che non essendoci l’aspetto marketing non si incorre nel problema strutturale di quei sistemi di distribuzione commerciale, cioè quello di non avere una pianificazione dei punti vendita e quindi male allocare le risorse risultando intrinsecamente inefficienti, tranne che per i pochi nella cupola dei primissimi livelli che si arricchiscono a dismisura in quanto le inefficienze anziché ricadere sull’azienda stessa, e quindi sui suoi proprietari o azionisti, vengono scaricate e distribuite sulla rete di disgraziati che sta nei livelli periferici!
Tornando comunque alla struttura di cui si parlava poc’anzi, essa garantirebbe il diffondersi delle idee nel modo seguente. Poniamo che ad un certo livello un nodo abbia un’idea e la promuova sul suo blog, o sito web o altra risorsa web ancora. L’idea viene notata dal suo care giver che la diffonde agli altri membri del cluster che cura. Ma ogni care giver a sua volta ha un care giver alle spalle, e quindi l’idea risale il ramo dell’albero, come un salmone che risale la corrente, e contemporaneamente si diffonde anche in tutti gli altri sotto-rami ad esso connessi fino a quando non arriva ai nodi figli diretti di MappaDemocratica che a loro volta ritrasmettono l’idea lungo i rami da loro stessi originati. In questo modo un’idea può colonizzare l’intero albero.
Certo, pare inverosimile che tutte le idee possano diffondersi sempre nell’intero albero. Piuttosto è verosimile che vi sia una selezione che agisce in ogni momento in base agli interessi e giudizi di tutti gli elementi nella rete stessa risolvendo il problema della selezione senza dover ricorrere ad un qualche digg clone. Certo molto nella selezione dipenderà proprio dai care givers, alcuni potrebbe filtrare troppo le idee invece che veicolarle. Ma questo effetto penso potrebbe essere bilanciato dal fatto che molti nodi non si limiterebbero a relazionarsi con i propri nodi figli ma comunque spazierebbero qui o lì creando vari circuiti all’interno dell’albero… a dire il vero l’idea dei circuiti è già implicita nel termine cluster che ho utilizzato prima, infatti è verosimile che i nodi presenti nel cluster di un care giver ben presto esibiscano collegamenti e interazioni reciproche.
Quindi si tratterebbe di due strutture sovrapposte e interagenti: l’albero pianificato sistematicamente e il consueto reticolo generato dal web.
1 In realtà al tempo si trattava dell’aggregatore de La nuova stagione, che aveva tre-quattromila iscritti e già allora mi sembravano troppi…
Devo confessare che anch’io la prima cosa a cui ho pensato è stato il sistema ‘piramidale’, con l’aggiunta di quel 12 apostolico
Potrebbe funzionare, ma questo ci dimostra come alla fine si ricada sempre nelle gerarchie. Tuttavia qui almeno non sono gerarchie di potere, perchè non c’è nulla da comandare ai sottoposti o nulla da dovere al proprio care-giver.
Stavo pensando..e un modello ad anelli intersecantesi invece? Ogni anello ha n elementi (es. i 12), ma uno di loro fa anche parte di un altro anello e via così. Si formerebbe una catena di anelli. Io ricevo campagne e proposte nel mio anello ma le trasmetto anche all’altro anello di cui faccio parte.
Modelli più spinti potrebbero prevedere che più di uno su n fa parte di altri anelli, oppure tutti gli n elementi di un anello fanno parte di un altro anello.
Si anch’io all’inizio mi ero posto il problema che potesse essere una struttura gerarchica, ma in realtà non è esattamente tale proprio perché manca la funzione di comando/potere come rilevavi tu, ma secondo me anche per una ragione ulteriore: un’idea si può generare a qualsiasi livello di profondità dell’albero e da lì in realtà può muoversi in ogni direzione e colonizzare l’intero albero, in quanto il care giver non trasmette idee in modo orientato alto -> basso ma le può comunicare anche in senso opposto.
Penso che quindi ci siano due differenze fondamentali, una sta in cosa si trasmette, una struttura gerarchica trasmette comandi, un’altra sta nella direzione dei comandi, cioè serve un albero orientato radice -> foglieCmq l’idea degli anelli connessi è interessante, anche se presuppone che chi appartiene ad un anello intessa relazioni spontaneamente con gli altri membri dell’anello, mentre secondo me serve uno stimolo, da qui l’idea dei care givers…
considera poi che i “ricevitori” di cure non necessitano di autorizzare ciò, un blog è (in genere) pubblico e il fatto che una persona cominci a seguirlo non necessita di un’autorizzazione quindi il care giver può fare il suo lavoro senza chiedere alcunché in cambio ai suoi nodi figli, se poi loro vengono stimolati e decidono di diventare care givers a loro volta tanto meglio, se no quel ramo si esaurisce lì