Nella mia corrispondenza del 2008-01-23 e in quella del 2008-01-26 ho introdotto una teoria che credo si potrebbe riassumere correttamente nel modo seguente.
Esistono asserzioni che descrivono la realtà oggettiva e quindi possono essere distinte in vere o false in base a che corrispondano o meno a tale realtà. Esistono poi asserzioni che esprimono un giudizio etico su qualcosa e che, nonostante abbiano anch’esse la forma di proposizioni, e quindi siano sempre state confuse nei ragionamenti con le asserzioni circa la realtà, in verità esse non hanno alcuna realtà oggettiva di riferimento ma sono invece legate all’etica soggettiva.
Questa mia teoria molto semplice, che è un insieme di asserzioni circa la realtà, ha alcune conseguenze importanti. La prima è legata al ragionamento: non è sufficiente calcolare la correttezza di un ragionamento solo basandosi sulla sua forma sintattica, ma è necessario introdurre un elemento semantico che distingua tra asserzioni circa la realtà e asserzioni etiche, per lo meno finché intendiamo i valori di verità come valori di corrispondenza con la realtà, con i fatti. La seconda è che non esiste una base oggettiva sulla quale raggiungere un accordo sull’etica.
Questa seconda conseguenza, potrebbe essere in qualche modo messa in discussione se si scoprisse che tutti gli esseri umani giudicano come giusto un certo evento od una certa azione, indipendentemente dalla cultura, età, epoca in cui vivono, ecc. Si potrebbe anche scoprire che in qualche modo esiste una base biologica che porta tutti gli esseri umani a giudicare quel particolare evento o quella particolare azione come giusta (o sbagliata).
Se si scoprisse qualcosa del genere di certo sarebbe un progresso importante, anche se non credo la teoria ne verrebbe davvero confutata.
Poniamo sia dato un certo fatto A e poniamo inoltre che tutti gli esseri umani asseriscano di comune accordo che A è giusto. Vediamo le asserzioni coinvolte: abbiamo un’asserzione etica “A è giusto”, e un’asserzione circa la realtà “Tutti gli esseri umani sono concordi nell’affermare che A è giusto”.
Poniamo ora che si scopra un giorno che tutti gli esseri umani sono concordi nell’affermare che A è giusto, perché hanno un gene comune che li porta ad essere d’accordo, e inoltre se tale gene non è presente in doppia copia sia nell’ovulo che nel seme al momento della fecondazione essa non avviene.
Si sarebbe in questo caso scoperta una base oggettiva per l’etica?
La mia risposta è no, si sarebbe solo scoperta la “base” oggettiva per cui tutti noi formuliamo un medesimo giudizio etico su un medesimo fatto, cioè la base oggettiva del nostro essere d’accordo, non la base oggettiva del contenuto del nostro accordo: sarebbe vero che tutti siamo d’accordo nel giudicare giusto quel fatto e sarebbe vero che tutti siamo s’accordo in questo perché abbiamo una comune base biologica che determina il nostro giudizio, ma non sarebbe lecito affermare che quel giudizio è vero, cioè corrispondente ad una qualche realtà oggettiva, ad qualche tavola della legge inscritta chissà dove nell’universo, non sarebbe lecito dire che quel fatto è davvero giusto.
Detto questo ritengo tuttavia abbastanza plausibile che un tale accordo universale1 su ciò che è giusto e sbagliato sia un’ipotesi piuttosto fantasiosa… E credo ne sia in qualche modo una prova il fatto che storicamente l’essere umano ha costantemente cercato di creare consenso circa un certo sistema etico ricorrendo al principio di autorità, fosse essa un’autorità trascendente (come nel caso delle divinità o di leggi etiche universali come il karma) o immanente (come nel caso della volontà del sovrano, re o popolo che fosse), spesso accompagnato dalla legittimazione dell’uso della forza per la repressione dei comportamenti giudicati, appunto, sbagliati.
1 Io mi sono limitato nel costruire l’ipotesi ad un consenso comune a tutti gli esseri umani, ma si potrebbe estendere la classe di riferimento a tutti i viventi.
The discussion is open, but no one has taken the first step yet... Oh! For heaven's sake, start saying something Janet!