When I was a child I feared the dark, I feared inside it were living monsters and ghosts ready to eat me, and what I feared most were the shadows of the curtains made by the weak light coming from the window… It’s strange how things change in our lives, how something hated could be then liked.
I like the night, and I like the dark, but most of all I like that half light coming from the window. I like to eat late in the evening, leaving the lights turned off, the window open, the fresh air coming in, the radio playing its magic. It gives me a very pleasurable sensation, it turns me in the relaxed mood.
Con decisione unilaterale nei confronti di me stesso, mi sono imposto di ricominciare a scrivere sul mio stesso blog… il tempo non basta mai ma lo devo trovare ugualmente…
Avrei tante riflessioni che vorrei scrivere ma per oggi mi accontenterò di comunicarvi che dopo tanti anni a pensare di farlo, ebbene sì l’ho fatto… che volete, l’altro pomeriggio è capitata l’occasione e così senza pensarci troppo l’ho fatto…
Devo dire che dopo non è così facile ma dicono che dopo qualche tempo ci si abitui e sia molto meglio di prima, speriamo…
No non ho smesso di fumare, io non ho mai fumato… no è che ho deciso di cominciare ad usare la tastiera come da manuale, premendo ogni tasto con il dito giusto e non a casaccio come avevo fatto nell’ultima decina d’anni… è dura lo ammetto, mi ha ricordato i primi giorni in cui studiavo clarinetto, anche se questo è molto più facile ovviamente…
La cosa bella è che dopo un po’ si riescono a digitare le lettere senza più guardare i tasti! Ah e un’ultima cosa prima che mi si bruci il pesce… ora ho finalmente capito a che servono quelle due escrescenze orizzontali sui tasti della “f” e della “j”…
Quando ho iniziato ad approcciarmi al problema degli aggregatori mentre creavo MappaDemocratica mi sono reso conto da subito che avere un aggregatore che raccogliesse i feeds di molte migliaia di blogs era totalmente inutile.
Gli aggregatori nascono innanzi tutto per risolvere il problema della frammentazione della rete: si crea un’unica grande vetrina, un unico punto di accesso in cui si raccoglie l’offerta e poi l’utente sceglie ciò che preferisce e con un clic accede alla sorgente dove può interagire, lasciare commenti, ecc.
Ma nel momento in cui si risolve la frammentazione si genera immediatamente un secondo problema, quello dell’eccesso di informazione. Troppi feeds da leggere nel nostro aggregatore personale ci creano semplicemente un lavoro inutile, per cui perdiamo ogni piacere nella lettura del web, similmente troppi feeds aggregati in un aggregatore pubblico generano un flusso di posts troppo ingente per cui i posts rimangono visibili in homepage per troppo poco tempo, oppure bisogna lasciare in homepage migliaia di posts, il ché è inutile perché distrugge la funzione stessa dell’aggregatore, cioè risolvere la complessità in modo da renderla cognitivamente apprezzabile da un essere umano.
In MappaDemocratica ho risolto il problema dell’eccesso di materiale facendo una selezione molto severa dei blogs aggregati e in più suddividendo l’offerta per regioni. La selezione mirava a lasciare fuori tutto ciò che non fosse un blog personale di un eletto alla costituente del Partito Democratico. Poi ho aggiunto anche i candidati e gli eletti alle camere dell’ultima tornata elettorale.
Questo sistema ha permesso di evitare l’overloading informativo e cognitivo, ma subito mi sono reso conto che c’era anche un altro problema: non avevo modo di integrare tutti quei blogs che non erano scritti da eletti, insomma la base del Partito Democratico era completamente tagliata fuori.
D’altro canto non volevo fare la fine dell’aggregatore del partito democratico, che hanno pure il coraggio di chiamare social network… 27′000 blogs aggregati, nessun’altra struttura oltre le etichette (almeno avessero creato un digg clone1…), in una parola: illeggibile. Che poi significa: inutile.
Mi serviva qualcos’altro. E così ho pensato ad una rete di persone impegnata a mettere in relazione le varie risorse web ed ho introdotto l’elemento cooperativo in MappaDemocratica creando, grazie a quei pazzi che mi hanno dato retta, questo.
L’idea era di avere un gruppo di persone abbastanza numeroso che svolgesse tre funzioni: mappatura, revisione, cura delle relazioni.
La mappatura consiste nell’esplorazione delle risorse democratiche presenti nel web e loro archiviazione strutturata, dove la struttura la danno le etichette, i tags, definiti attraverso certe convenzioni (curiosità: ogni tag si comporta come una relazione di equivalenza applicata agli elementi di un certo insieme di links, quindi l’etichettatura non è altro che un processo di partizione della rete).
La revisione è un passaggio necessario nel momento in cui si introduce l’elemento umano e la convenzione, l’essere umano infatti è, fortunatamente, creativo e non sempre rispetta, fortunatamente, le convenzioni in maniera scrupolosa. Per tale ragione servono dei revisori, delle persone che controllano l’attività di mappatura e riportano entro il limite delle convenzioni l’attività dei mappatori (l’attività dei revisori non è altro che l’attività di moderazione già prevista per la maggior parte dei sistemi di interazione online).
Ma fino a qui si tratta soltanto di creare un indice, un po’ come le pagine gialle o l’elenco del telefono, utile ma non sufficiente. Per questo ho pensato ai care givers, i curatori di relazioni (in realtà la traduzione italiana è errata, solo che non è trovata una migliore). Un curatore di relazioni prende un pacchetto di blogs, pochi, massimo una decina, e se ne prende cura: ne legge i feeds quotidianamente, li commenta, in breve instaura e coltiva relazioni.
La rete dei care givers genera quel tessuto connettivo che per ora in rete non c’è, o almeno non è mantenuto sistematicamente, essi favoriscono il flusso di idee orizzontale, peer to peer, tra le persone e i gruppi che stanno dietro alle varie risorse web di cui si prendono cura.
Una rete questa che una volta realizzata tornerebbe utilissima nel caso di campagne online: se il gruppo intero dei care givers aderisce ad una campagna nel giro di brevissimo tempo, potenzialmente, potrebbe coinvolgere un numero di persone dieci volte superiore. Anche se questo è un dato teorico e molto, molto, ottimista…
L’idea non è ancora stata implementata, eppure già qualcosa non mi quadrava… forse il sistema poteva tornare utile per delle campagne dall’alto, ma come farlo vivere davvero dal basso? Il care giver innerva un insieme ristretto di una decina di blogs creando relazioni tra essi e rendendoli un cluster, ma poi? Chi “clusterizza” i “clusterizzatori”?
L’altro giorno stavo leggendo una mail di Daniele Mazzini promotore dell’iniziativa Primari vere, primarie sempre!. Ora non entro nel dettaglio di quella mail, diciamo che tra le altre cose parlava di rete di interfaccia con il territorio, e parlava di rendere tale rete scalabile, soprattutto per non far affogare nel lavoro i promotori.
Quella parola scalabile, mi ha colpito. Oggi mentre salivo verso il Monte Ferro sulle Dolomiti ci pensavo… scalabile, una struttura scalabile… e poi ad un certo punto mi sono detto: ma certo cosa c’è di più scalabile di un frattale che gode della proprietà di essere auto-similare ad ogni scala?
La rete cooperativa di Mappa Democratica doveva essere strutturata come fosse un frattale, cioè iterare una medesima “geometria” ad ogni livello. Certo è strana l’idea di creare un frattale con elementi di un insieme discreto (quello degli esseri umani) e non continuo, come per esempio il campo complesso, e infatti non è un vero frattale, non si può iterare all’infinito, ad un certo punto finiscono gli umani e pure i blogs.
Sostanzialmente di stratta di un albero, la radice dell’albero è Mappa Democratica stessa, il nodo radice ha dodici figli (sto scherzando: può essere un numero intero a scelta, maggiore di uno e diciamo per ragioni cognitive minore o uguale a venti) ogni nodo figlio ha dodici figli e così via. Ogni nodo diventa care giver dei suoi nodi figli nel senso di cui dicevamo sopra e in più li sprona a loro volta a crearsi un piccolo cluster di nodi figli.
Si lo so a cosa potrebbe pensare qualcuno: ma questo è un multilevel marketing! Si con l’importante differenza che non essendoci l’aspetto marketing non si incorre nel problema strutturale di quei sistemi di distribuzione commerciale, cioè quello di non avere una pianificazione dei punti vendita e quindi male allocare le risorse risultando intrinsecamente inefficienti, tranne che per i pochi nella cupola dei primissimi livelli che si arricchiscono a dismisura in quanto le inefficienze anziché ricadere sull’azienda stessa, e quindi sui suoi proprietari o azionisti, vengono scaricate e distribuite sulla rete di disgraziati che sta nei livelli periferici!
Tornando comunque alla struttura di cui si parlava poc’anzi, essa garantirebbe il diffondersi delle idee nel modo seguente. Poniamo che ad un certo livello un nodo abbia un’idea e la promuova sul suo blog, o sito web o altra risorsa web ancora. L’idea viene notata dal suo care giver che la diffonde agli altri membri del cluster che cura. Ma ogni care giver a sua volta ha un care giver alle spalle, e quindi l’idea risale il ramo dell’albero, come un salmone che risale la corrente, e contemporaneamente si diffonde anche in tutti gli altri sotto-rami ad esso connessi fino a quando non arriva ai nodi figli diretti di MappaDemocratica che a loro volta ritrasmettono l’idea lungo i rami da loro stessi originati. In questo modo un’idea può colonizzare l’intero albero.
Certo, pare inverosimile che tutte le idee possano diffondersi sempre nell’intero albero. Piuttosto è verosimile che vi sia una selezione che agisce in ogni momento in base agli interessi e giudizi di tutti gli elementi nella rete stessa risolvendo il problema della selezione senza dover ricorrere ad un qualche digg clone. Certo molto nella selezione dipenderà proprio dai care givers, alcuni potrebbe filtrare troppo le idee invece che veicolarle. Ma questo effetto penso potrebbe essere bilanciato dal fatto che molti nodi non si limiterebbero a relazionarsi con i propri nodi figli ma comunque spazierebbero qui o lì creando vari circuiti all’interno dell’albero… a dire il vero l’idea dei circuiti è già implicita nel termine cluster che ho utilizzato prima, infatti è verosimile che i nodi presenti nel cluster di un care giver ben presto esibiscano collegamenti e interazioni reciproche.
Quindi si tratterebbe di due strutture sovrapposte e interagenti: l’albero pianificato sistematicamente e il consueto reticolo generato dal web.
1 In realtà al tempo si trattava dell’aggregatore de La nuova stagione, che aveva tre-quattromila iscritti e già allora mi sembravano troppi…
Recentemente sto trascurando troppo questo blog… e temo che questo abbia fatto sparire anche quei mi rarissimi lettori che ogni tanto passavano di qua a fare cucù… purtroppo questo è dovuto al lavoro a ciclo semi-continuo che sto facendo per questa e quest’altra iniziativa. Ci sono tante cose che ho lasciato in sospeso qui e che vorrei portare a termine… spero presto di poterlo fare…
In ogni caso quella di ieri è stata un’esperienza che devo proprio raccontare… i puntini di sospensione quest’oggi sono piuttosto inflazionati…
Sono andato per la prima volta ad un’assemblea pubblica del Partito Democratico per promuovere la seconda delle iniziative di cui parlavo più sopra. Non sapevo bene che cosa mi aspettasse, pensavo di andare in un circolo che facesse un incontro aperto in un campo e in qualche modo incontrasse la cittadinanza. Invece i circoli erano otto con praticamente tutti i loro coordinatori, in più c’erano altri pezzi di gerarchia locale, sinceramente non ricordo molto bene i nomi e nemmeno le funzioni… poi per carità, c’erano anche dei cittadini, almeno un paio li ho visti… ma alla fin fine la maggior parte degli interventi mi par proprio li abbian fatti i dirigenti, o come si chiaman adesso: coordinatori.
Inoltre immaginavo che in un circolo si respirasse una qualche atmosfera conviviale (in effetti non so proprio perché mi immaginassi questo, forse la parola circolo mi aveva dato quest’idea…) e aperta… cof… cof… cof… cavolo quel vento gelido di ieri sera mi ha fatto venire la tosse… cioè intendo il vento gelido ambientale, si cioè… nel senso proprio meteorologico, non umano chiaro… beh in effetti il clima conviviale hanno cercato di instaurarlo alla fine con un piccolo rinfresco, ma lì ammetto di avere proprio una difficoltà caratteriale io: non amo i rinfreschi in genere e non so, mangiare alla mensa di un partito (mensa in senso figurato si trattava di quattro tavolini in campo), beh proprio non mi va. Ho preferito tornare a casa per mangiare con Giovanna.
Comunque nella mia incoscienza e ignoranza proprio non avevo idea di quali pezzi grossi fossero seduti tra quelle sedie e quindi oltre ad essere andato lì completamente impreparato, ho parlato come mi veniva senza neanche uno straccio di discorso preconfezionato, correndo via di corsa dal lavoro, mi sono pure permesso di parlare tra i primi… dando modo agli altri di… massacrarmi.
E pensare che non sono manco cristiano.
Oh per carità obiezioni sacrosante, peccato che io non abbia potuto replicare a nessuna di esse anche se a occhio almeno il 70% degli interventi si rivolgeva criticamente al mio (un restante 15% si riallacciava comunque al mio, favorevolmente… e un altro 15% parlava d’altro); in verità mi han detto poi che avrei anche potuto replicare, lo avessi chiesto… diamine proprio non avevo capito, avevo capito che ognuno parlava per cinque minuti e fine… già, non so proprio abituato a certe cose…
In effetti questo stile da tribuna politica ad un certo punto mi faceva sentire come fossi negli anni cinquanta… io però non ho mai vissuto gli anni cinquanta quindi razionalmente non ho basi per dire che come fosse in quegli anni… eppure… sarà che sono abituato al web dove quando uno scrive una cosa l’altro ha sempre la possibilità di rispondere anche in maniera dettagliata e di pensare, se ne ha voglia, con calma e riflessione, le proprie risposte… sarà che gli ambienti che in qualche modo percepisco come poco ricettivi, e “poco ricettivi” qui è indubbiamente un eufemismo, alle innovazioni tendono a demotivarmi… sarà…
Devo dire però, sempre rimanendo in tema di anni cinquanta, che alla fine sono andato a ringraziare per il suo intervento proprio un militante della vecchia guardia, uno che è lì, a militare, dal ‘56. Un vecchietto simpatico il quale ha fatto un intervento molto breve e che in qualche modo ho sentito avermi davvero capito. Ha detto in sostanza che ci sono come due tendenze… non ricordo esattamente quale parola abbia usato lui, in ogni caso il senso era che c’è chi è abituato ad ascoltarsi e chi chiede di essere ascoltato, che la gente chiede al partito di essere ascoltata e che il partito non può continuare ad ascoltarsi… poi c’era anche una riflessione sul fatto che i bisogni materiali primari in qualche modo ora sono soddisfatti, anche grazie ai due partiti di massa del passato, e che la gente ormai ha bisogno di soddisfare anche quei bisogni immateriali tra cui il bisogno di essere ascoltati…
Mi ha fatto anche sorridere una donna, la quale non era intervenuta nel “dibattito”, che appunto dibattito non era, e mi si è avvicinata alla fine dell’assemblea dicendomi “Resisti!”. Non so quante volte me lo ha ripetuto. Eh, non è facile… non ho proprio il carattere per queste cose… sinceramente non so quanto resisterò… alla fine quello che ripeto spesso a me stesso è: ma chi me lo fa fare? Chi me lo fa fare di spendere tempo ed energie per cambiare le cose quando poi questo ambiente le innovazioni cerca solo di soffocarle?Ieri mattina è morto mio nonno, domani c’è il suo funerale ed è il mio compleanno, questa sera mentre stavo leggendo questo al computer ho sentito un rumore alle mie spalle e c’era attaccata sullo stipite superiore della finestra, all’interno della stanza, una rondine! Siamo riusciti a farla uscire da una finestra e poi Giovanna è andata in calle ed è riuscita a farle superare il sottoportico sotto al quale si era un po’ incasinata e così alla fine ha preso il volo nel campo aperto.
Se fossi ancora un fervente credente a praticante buddhista penserei che è un segno… ma ormai sono solo un razionalista critico e quindi mi accontento delle coincidenze…
Non è la prima volta che scrivo un post con questo titolo, e dannazione, non è la prima volta che scrivo un post che inizia in questo modo… la ricorsività sarà la mia rovina…
Questa mattina sono stato a teatro alla prova generale del Crepuscolo degli Dei di Wagner. Non ho mai sopportato Wagner e ammetto che ci sono andato solo perché essendo prova generale i biglietti erano scontati, anche la qualità dell’esecuzione comunque era piuttosto deprezzata…
Questa sera invece sono andato a vedere Iron Man, l’ultimo fumettone riedito da Hollywood. Come al solito nel caso dei fumettoni ammetto che non mi è dispiaciuto.
Mentre tornavo a casa pensavo a come muti nel tempo la figura dell’eroe. Chissà come sarà tra duecento anni.
Non deve essere la prima corrispondenza dal titolo Derive che scrivo… tant’è…
Oggi stavo studiando come meglio costruire un database, o meglio stavo studiando MySQL attraverso un progetto concreto su un database reale. In verità già nei giorni scorsi avevo preparato l’architettura delle tabelle, ma senza usare l’Entity Relationship Model, cioè sono andato per tentativi e appunti sul quadernetto… lo so, lo so, non si dovrebbe far così, si perde una sacco di tempo, si rischia di dover cambiare l’architettura le tabelle quando si è già scritto mezzo codice PHP, ecc. ecc. Ma visto che sono in fase di apprendimento, e lavoro per diletto, alle volte mi piace fare le cose come mi vengono lasciando i professionisti i metodi professionali insomma sono un po’ come quelli che si dipingono i mobili comprati grezzi all’IKEA…
Sta di fatto che ieri avevo già preparato le queries per la creazione delle tabelle nel database su un file .sql separato (ve be’ fai da te, ma scrivere direttamente il codice con il Monitor di MySQL è troppo anche per me… odio il maledetto prompt del DOS!). Oggi però mi son detto aspetta che provo a installare MySQL Workbench per vedere graficamente i joins e magari altre cosette carine che non mi son pensato.
Scarico il programma, lo installo, creo una tabella, penso al fatto di dover ricreare tutto il lavoro già fatto in SQL attraverso l’interfaccia grafica del programma, mi viene male, chiudo tutto. Va bene, le tabelle sono pronte, chi se ne frega, se manca qualcosa lo aggiungerò, farò il lavoro del mulo e cambierò il codice PHP in corso d’opera con gran dispendio di tempo… Però una cosa vorrei farla bene fin dall’inizio. Le convenzioni per i nomi. Si le convenzioni per i nomi dei files, delle variabili e compagnia bella in PHP. Fino ad ora ho usato una specie di stile simile a quello di Java (sono le uniche convenzioni che conosco) ma non va: qualche giorno fa leggevo una paginetta collegata al manuale PHP che parlava di convenzioni molto diverse…
E così ricerco le convenzioni su Google e tra una pagina e l’altra mi (re)imbatto in CakePHP, la libreria che cerca di fare con PHP quello che hanno fatto quelli di Ruby on Rails con Ruby. Che bello mi dico, hanno una paginetta chiarissima sulle convezioni, beh che dire potrei adottare le loro, così se un giorno voglio riadattare il codice per CakePHP sarà più semplice. Leggo, bello, chiaro, capisco, si capisco… no, non capisco: cosa sono questi Models, Controllers, Views, Helpers?
Ah qui lo spiegano, mhm interessante, forse dovrei strutturare l’applicazione basandomi su questa roba di architettura del software invece di andare come al solito a casaccio… Però non ho ancora capito bene cosa sia questo MVC, e poi cos’è questa business logic? Vediamo che dice Wikipedia…
Mhm, interessante, e questo CRUD? Che è? Create, read, update and delete (CRUD) are the four basic functions of persistent storage
.
Bello, mi ricorda un po’ la Trimurti induista: Brahma creatore, Visnu conservatore, Shiva distruttore solo che qui hanno separato in due le funzioni di Visnu… aspetta però mi ricorda anche un’altra cosa.. si la memoria, eh be’ persistent storage, cosa vuoi di più?
E così mi son pensato al famoso .xml sulla memoria, famoso per me, per voi magari non ancora…
Vado a ripescare nel mio persistent storage device, vedi disco_fisso/cartelle_di_windows… eccolo. Aspetta che lo pubblico… mhm, ma non posso embeddare l’XML in un post, no devo trasformare tutti i delimitatori dei tags con le entità, però forse avevo già fatto questo lavoro tempo fa in un file sull’altro mio persistent storage device, GoogleDocs. Ah no, su GoogleDocs avevo già pubblicato un documento formattato a liste, senza XML… Mhm, c’è anche una versione più nuova (7 mesi fa) del file sulla memoria… non me la ricordavo più…1
Va bene, alleghiamo questi due files ad un post sul blog, a suo tempo mi ero ripromesso di sviluppare una DTD prima di rendere pubblico questo sistema di mark-up per prendere appunti ma poi ho abbandonato il progetto dopo avere scoperto RDF e le Ontologie (che mi sono ripromesso di studiare…). Ma a proposito, visto che siamo in tema, potrei cominciare a creare dei nomi di file decenti sulla base delle convenzioni RDF per gli URIs di cui avevo visto sul blog di Casual.info.in.a.bottle.
Ecco l’articolo, bello questo articolo, al w3c devono avere cambiato strategia di marketing che si danno alla roba cool… Uff, si ma non è meno ostico del solito, anche se è cool… Oh, Giovanna. Si mi parli ma non ti ascolto, no, non riesco a leggere la documentazione del w3c e a capire cosa mi dici sul tuo grado di infettività influenzale… Ok, aspetta che ti leggo..chiaro no? No, diffiicle da capire? Va be’ ti spiego.
Allora Tim Berners-Lee è il tizio che ha inventato il World Wide Web. Ma non era un’invenzione dei militari?
Bah che ne so, magari lui era un fisico che lavorava per i militari, ma poi i militari avranno creato Internet al massimo, ma il Web l’ha inventato lui perché ha inventato l’HMTL. E cos’è l’HMTL? Beh i computers capiscono solo la sintassi, ma se io dico “La terra è rosa” oppure “La terra è sferica” dal punto di vista sintattico non cambia alcunché, quindi un computer non può capire la differenza, mentre un essere umano si. Per questo, per ora, noi esseri umani siamo ancora superiori a loro, perché capiamo la semantica. Solo che per capire la semantica siamo più lenti. E’ come la differenza che c’è tra Windows Vista e il vecchissimo DOS, con i processori di oggi il DOS sarebbe velocissimo perché non ha grafica, ecco è un po’ una cosa simile.
Vedi, l’HMTL è un linguaggio di mark-up, cioè ti permette di “marchiare”, diciamo così, certi pezzi di testo dicendo alla macchina, questo è un paragrafo, questa è una lista, questa è una citazione, questo è un collegamento ad un altro documento, ecc. E’ testo che parla del testo ed è su questo che è stato fondato il Web, che tu chiami Internet, ma Internet è solo la rete che connette, e cosa connette? Connette delle macchine, ma queste macchine che leggono? Leggono documenti, ecco questa collezione di documenti che è il Web, il famoso WWW, (che non è il WWF…).
Vedi quindi, con questa “marchiatura” del testo le macchine riescono a capire qualcosa di più perché leggendo i marchi che sono scritti secondo una sintassi convenzionale riescono ad interpretarli in qualche modo. Ecco Tim Berners-Lee ha pensato di usare questo stesso strumento non più per rappresentare informazioni circa il testo stesso che viene “marchiato”, ma verso le cose di cui quel testo parla, cioè la semantica, da cui Semantic Web. Capito? Le macchine non capiscono la semantica, gli umani si, quindi noi “marchiamo” il testo con una particolare sintassi così che le macchine possano “capire” la semantica. In realtà non la capiscono davvero, siamo noi che la capiamo per loro, ma alla fine sembra che la capiscano.
Per fare questo serve un linguaggio adatto con le giuste convenzioni e soprattutto serve che tanti esseri umani quando buttano dentro qualche dato su Internet lo “marchino” nel modo giusto così piano piano il Web conterrà al suo interno una rappresentazione semantica del mondo intero, o almeno di buona parte di esso.
Ma da questo nascerà l’intelligenza artificiale?
In un certo senso è possibile. Sai adesso ci son due scuole nella ricerca sull’AI, una che cerca di emulare con le macchine gli schemi di funzionamento della mente, un’altra che cerca di emulare con le macchine l’architettura neurologica del cervello creando super computers con un chip per ogni neurone del cervello. Ma in questo secondo modo non può funzionare!
Esatto, perché hai l’hardware ma non il software per farlo girare. Chissà, forse alla fine le due linee di ricerca confluiranno e avremo un super computer con una mappa chip<->neurone (e connessioni…) che riproduce l’architettura di un cervello umano e gira su un super software basato sull’intero Semantic Web.
Mi fa paura
, perché? E’ solo fantascienza
1 I contenuti del file sulla memoria sono una mia personale rielaborazione del materiale contenuto nel libro Guida allo studio: La Memoria di Marco Polito per Editori Riuniti. Data la lontananza tra le due opere credo che la pubblicazione dei miei files non costituisca violazione delle norme vigenti sul copyright, nel caso lo fosse in ogni caso ritirerò immediatamente il materiale.