In my view transparency is a value. I have never reflected seriously upon why I consider it a value so I labelled it as uncritically accepted principle waiting for later review.

Life like a tree. A tree as a structure capable of storing information by nodes. Life as capable of storing memories by choices.

Sometimes I think about the Big Issue, I mean death. Life is strange, or maybe not so much. We pass our lives thinking to this or that, doing this or that, struggling for this or that, but one day puff the TV has to be switched off and there is nothing more to see.

I don’t now if life has a sense. Well I think it hasn’t a sense, at least not an inherent one. Sometimes I would like to be able to leave a trace of me, when I won’t be here any more. Some people leave a trace in the genetic code of their descendant some others try to leave a trace making history, the history of politics, or of science, or of arts.

I don’t think I will be able to make history, I find quite difficult to find a sense in my own life, how can I find a sense for the life of the whole humanity?

Vorrei inziare questo blog con un problema: i numeri e in genere gli oggetti matematici esistono oppure no? E se esistono, come esistono?

Iniziamo quindi con un problema di ordine metafisico, un problema che è stato discusso per lungo tempo da matematici e filosofi e che ha stimolato molte possibili soluzioni ciascuna con la propria correlata e più o meno organizzata scuola di pensiero.

Personalmente la soluzione più semplice ed elegante al problema l’ho udita di recente in una conferenza di John D. Barrow : “Remember that existence in mathematics just means absence of contradiction” (mi pare che abbia detto grossomodo queste parole).

Soluzione che personalmente interpreto come segue: gli oggetti matematici esistono nel medesimo modo in cui esistono tutte le altre idee umane, sono quindi in un certo senso delle libere costruzioni o invenzioni umane, ma questa libertà non è totale o assoluta, essa è parziale in quanto esiste un vincolo di coerenza con le idee precedenti, ed è l’esistenza di una comunità di matematici che rende attuali questi vincoli.

Su questo argomento però c’è molto altro da dire, e io stesso sento il bisogno di documentarmi maggiormente; in fondo, come sarà chiaro mano a mano che questo blog si svilupperà, in esso non intendo proporre un mio punto di vista già consolidato, un punto di vista di esperto, dato che esperto non sono né in questa né nelle altre materie di cui scriverò. In questo blog presenterò piuttosto delle idee e dei problemi così come si (ri)presentano alla mia attenzione in base alle mie riflessioni o letture.

Benvenuto a chiunque abbia voglia di leggere ed eventualmente ragionare con me.
Vorrei spendere due parole sul mio rapporto con la religione. Sostanzialmente non credo in Dio e non credo nel Diavolo, non credo negli Dei e nemmeno nei Demoni, non credo in una vita dopo la morte sia essa intesa come Paradiso o Inferno, oppure come Reincarnazione o Rinascita, non credo nell’ onniscienza o nell’ onnipotenza né credo in una legge morale universale che ripaghi le cosiddette buone o cattive azioni, non credo in un mondo materiale da abbandonare contrapposto ad uno trascendente da raggiungere, né credo in una dicotomia tra mente o coscienza e attività neurologica. Non sono mai stato battezzato, ma sono stato buddhista per circa un terzo della mia vita, sebbene ora non possa più definirmi tale. Nonostante tutto ciò so che le emozioni di coloro che credono sono estremamente reali e perciò cerco di rispettarle, purché esse, e le norme da esse derivate, non mi vengano imposte forzatamente, la qualcosa infatti mi da profondamente fastidio come immagino darebbe fastidio ad un credente se io cercassi di imporgli di abiurare la sua fede. Questo però non sembra essere sempre sufficiente: ulteriori attriti nascono quando le due libertà, di credere e di non credere, portando ad azioni reciprocamente contraddittorie si trovano a collidere. Un problema di non semplice soluzione, ma cui sarà opportuno dedicare future riflessioni.
Un’ automobile è un sistema emergente ed esiste se e solo se le sue componenti operano in relazioni specifiche. Se smontiamo un’ automobile e mettiamo tutti i pezzi uno affianco all’ altro avremo l’ insieme delle componenti dell’ auto ma non avremo l’ auto. Perché possiamo sederci e andare da casa al cinema dobbiamo rimontare il tutto, cioè dobbiamo ricomporne la struttura.
Uno Stato è un sistema emergente che sorge dall’ interazione di un insieme di esseri umani che si relazionano tra loro seguendo alcune regole sancite, applicate e fatte osservare tramite istituzioni. Gli Stati esistono, come le automobili.
Una comunità linguistica è un sistema emergente generato dall’ interazione comunicativa di un insieme di individui che usa un particolare linguaggio. Si noti che non solo i linguaggi naturali, ma anche quelli artificiali, possono definire una comunità linguistica, si pensi alla comunità dei matematici (il cui linguaggio è spesso incomprensibile ai più…).
Questa mattina poco prima di svegliarmi ho fatto un sogno. Mi ritrovavo non so per quale ragione nel futuro. La prima ambientazione è un supermercato dove sto facendo la spesa assieme ad un gruppo di amici. Lì scopro che un’ amica ricercatrice (ho alcune amiche che fanno le ricercatrici, ma il volto del sogno corrisponde ad una mia compagna di classe del liceo che è laureata in statistica e non fa la ricercatrice…) non ricordo più per quale oscura ragione non può comprare tutto quello che le pare, e soprattutto esistono degli aggeggi simili ai cellulari che servono a sintetizzare l’acqua e solo alcune persone privilegiate li possono avere. Ai ricercatori scientifici ne viene dato uno assieme ad un particolare tipo di microscopio all’inizio della carriera. Sinceramente però il ricordo di quale fosse il senso di tutto questo ormai è svanito, anche se nel sogno era molto chiaro.
Comunque non potendo avere tutti i generi alimentari di cui avevamo bisogno io e la ricercatrice andiamo da un’ altra amica (questa però era un volto completamente sconosciuto) che si occupa di contrabbando. Qui c’è un particolare buffo, perchè in questo mondo del futuro la lingua utilizzata dai contrabbandieri è il napoletano, quando lo scopro mi metto a ridere… a non ricordo quale mia battuta l’ amica contrabbandiera fa una faccia fosca e mi spiega che ogni nostra parola viene scansionata e monitorizzata dai robot poliziotti. Questi robot, dotati di sensori che percepiscono ogni suono per una distanza di raggio prefissato, sono appostastati su tutto il territorio a distanze prefissate in modo da ottenere una totale copertura di esso. In breve non esiste conversazione sul pianeta che non venga controllata.
A questo punto cambia la scena e io mi ritrovo in un palazzo, o meglio nel palazzo residenziale del tiranno (ebbene si c’è un tiranno che controlla tutto), deciso a portare a termine il mio golpe personale… mi trovo in una specie di corridoio su di un lato di un chiostro. Dietro la colonna scorgo una delle guardie del corpo del tiranno coperta da un mantello dell’ invisibilità (non mi chiedete come faccio a vederla visto che dovrebbe essere invisibile, bah, sogni…). Comincia un duello tra me e questa guardia del corpo a colpi di arma da fuoco.
Nel corso del duello io riesco ad avvicinarmi sempre più al cuore dell’ impero, che è poi la casa del tiranno. E qui l’ ambiente diviene ancor più surreale: in mezzo ad una metropoli fatta di grattacieli e quant’ altro, vi è un enorme spazio aperto completamente vuoto e ricoperto di ghiaino misto ad una specie di pavimentazione bianco-grigia, e al centro di questo spazio grigio c’è una casetta, una villina tipica della periferia americana, sarebbe una casetta schiera se non fosse che è l’ unica nel raggio di almeno un paio di kilometri in ogni direzione. Ha il suo giardino e c’è anche la moglie dle tiranno con i bimbi che giocano sull’ altalena. Tutti assolutamente indifferenti al combattimento tra me e la guardia del corpo.
Nel frattempo le nostre armi sono cambiate, ora utiliziamo entrambi un fucile che spara bolle di sapone… solo che quando le bolle di sapone di colpiscono esplodono… l’ arma è piuttosto assurda perché le bolle non vanno dove vuoi, ma dove le porta il vento, quindi quando prendi la mira devi riuscire a calcolare lo spostamento della bolla dovuto al vento. Nonostante tutto riesco ad assestare un colpo mortale alla guardia del corpo, che però non muore in quanto ha non so quale genere di armatura che lo protegge (se io avessi ricevuto un colpo della stessa intesità, buona notte…).
La guardia del corpo comincia a mettermi in difficoltà e così decido di scappare prima che il mio tentato golpe finisca miseramente. Riesco a sfuggire e a dire il vero sembra che la guardia del corpo neanche cerchi di seguirmi. Ben presto capisco il perché: cammino per la strada ma non posso andare davvero da nessuna parte, non posso parlare con nessuno né per telefono né di persona in quanto verrei subito identificato ed arrestato, ormai sono inoffensivo…
Cammino per la strada e rifletto sul fatto che il sistema economico, il famigerato capitalismo, è lo stesso del passato (cioè il presente per chi legge), ma il sistema politico è cambiato, e comprendo le parole di un intellettuale che avevo ascoltato alla radio molto tempo addietro: “il sistema democratico è nato in peculiari circostanze storiche che difficilmente si ripeteranno, se dovesse morire una volta probabilmente morirebbe per sempre”.
E’ vero, la liberaldemocrazia è nata in un’ epoca storica in cui nessun tiranno poteva pensare di controllare tutto… ma se un giorno esistesse tecnologia sufficiente a controllare l’ intera comunicazione umana… il napoletano non sarebbe sufficiente a salvarci.
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