Oggi ho letto Qualche punto di riflessione di Marco Simoni portavoce (se ho capito bene) de iMille.
Certo, su alcuni punti sono d’accordo, ma nel complesso penso di essere proprio in disaccordo. Ammetto di sentirmi un poco a disagio ad essere in disaccordo con un Ph.D che a 33 anni insegna Politica Economica alla London School of Economics, qualcosa che io mai sarei in grado di fare non avendone né le capacità né il grado di istruzione. Eppure la sua analisi non mi convince. Cercherò di spiegare come la penso citando in dettaglio l’articolo originale, spero che questo non sia una violazione del copyright, se lo fosse toglierò subito le citazioni.
Il PD ha perso, Berlusconi ha vinto, la Lega ha stravinto.
Io l’avrei detta così: il PD non ha vinto, Berlusconi non ha perso, la Lega ha vinto. Effettivamente un sofisma anche se c’è un’idea dietro forse non totalmente retorica: come dicevo nella mia corrispondenza del , il PD ha tenuto bene prendendo qualcosa in più della somma dei voti di DS e DL, per me questa non è una sconfitta, sinceramente avrei chiamato sconfitta un arretramento rispetto alla somma dei due fondatori. Ma qui forse gioca un elemento soggettivo, io non mi sono mai aspettato che il PD vincesse le elezioni, certo ho avuto un debole moto dubitativo del tipo “forse potrebbe” negli ultimi due giorni ma niente di più__insomma mi ero preparato al peggio e quindi i risultati non mi sembrano così male. Oggettivamente però il PD le elezioni non le ha vinte tant’è che a governo ci sta Berlusconi… non è che ci si può girare troppo intorno in effetti…
La Sinistra Arcobaleno è rientrata nell’alveo dei punti percentuali che una forza di quel tipo consegue normalmente nei paesi sviluppati.
Non lo so se sia davvero così, non conosco bene la situazione degli altri paesi, credo che se consideriamo la Germania questa affermazione può sembrare falsa, se invece prendiamo Francia, Regno Unito, Spagna, e Stati Uniti probabilmente è vera.
A parte che dare la colpa al PD per il risultato basso di un altro partito è una fesseria logica, queste elezioni hanno tolto di mezzo l’altra fesseria (che aveva una ragione nella precedente organizzazione irrazionale del sistema partitico di centrosinistra) per la quale tante persone votavano Rif o Verdi per “riequilibrare a sinistra il governo”. Il riequilibrio non avveniva perché non si può fare la media tra chi fa l’anticapitalista teorico e il piccolo cabotaggio pratico e, invece, chi vuole un organico programma progressista moderno. Il risultato era la paralisi totale e masochistica del governo Prodi due.
Qui sono sostanzialmente d’accordo.
Il PD ha perso perché, come osservano tutti, pur facendo il pieno di voti delle persone di sinistra, non ha conquistato nemmeno un voto ex berlusconiano o leghista. In tre mesi di “nuova stagione” Veltroni ha convinto tutta la sinistra a seguirlo, in blocco, ma non ha spostato un voto dall’altra parte. In tre mesi, dopo due anni di Mastella-Pecoraro-Ferrero: diamo una dimensione alle cose.
Come sopra avrei scritto “non ha vinto”. In ogni caso anche Simoni vuole ridimensionare l’idea della sconfitta cercando di inserirla nel giusto contesto. Quindi sostanzialmente concordo anche qui.
Fin dal 1994 chi per larga parte ha diretto il centrosinistra italiano ha pensato che per sfondare al centro bisognasse incorporare le priorità espresse dalle forze politiche che prendevano quei voti. Quindi siamo diventati tutti federalisti, siamo diventati contro il laicismo esasperato, abbiamo imitato modi, toni e contenuti col prevedibile esito di non spostare un voto perché giustamente le persone preferiscono l’originale all’imitazione.
Non lo so, se le persone preferiscano sempre l’originale all’imitazione. Mantenendo il parallelo con il mondo economico, ammesso che sia lecito farlo ed esista un isomorfismo tra i due domini di definizione, Microsoft con Windows ha copiato (legalmente dopo un accordo industriale) le finestre che Apple aveva inventato per il proprio sistema operativo eppure ha sbaragliato il suo concorrente per anni rimanendo per altro un prodotto peggiore!
Inoltre faccio a fatica a giudicare federalismo e anti-laicismo solo sulla base del fatto che siano stati copiati. Penso infatti che il federalismo sia di fondo empiricamente corretto e moralmente giusto mentre invece penso che l’anti-laicismo sia eticamente sbagliato. Quindi vedo favorevolmente l’adozione delle istanze federaliste nel centro sinistra ancora anni or sono seppur in un momento successivo alla Lega1
Veltroni non ha seguito questa linea rivelatasi fallimentare, ma ha assunto un programma tendenzialmente acchiappatutto, parlando di tutti i problemi, e facendo perno su quelli più grandi, quelli sentiti dalla maggioranza relativa di persone (aumentare i salari!) orientando la sua leadership a parlare a tutti. Così facendo ha compiuto una notevole sintesi politica e di linguaggio che gli ha consentito di raggruppare la sinistra (a parte quel fisiologico tre per cento che mai e poi mai vorrebbe governare). Il limite di questa impostazione, come di molte analisi che sto leggendo, è che non lavora ai margini.
Non ha senso analizzare il voto, come si legge quasi ovunque, considerando il 47 per cento e rotti del centrodestra come un corpo uniforme e omogeneo che si può descrivere in due paragrafi. Primo perché non è così la società, la società ha tante sfaccettature molto importanti e marcate: parlare di quel 47 per cento con gli stessi toni con cui nel novecento si parlava della borghesia industriale, ossia come un insieme omogeneo di idee, pensieri, comportamenti, significa non avere alcuna idea di come sia fatta la società contemporanea. Il secondo motivo è che se fosse vero, sarebbe impossibile vincere le elezioni. Per vincere le elezioni in questa società, non si deve rincorrere il voto mediano che è la solita media che non esiste, non si fa avvicinandosi in toni e contenuti all’immaginario omogeneo votatore del centrodestra. Le elezioni si vincono ai margini. Blair le ha vinte hai margini, Zapatero le ha vinte ai margini, George Bush le ha vinte ai margini, nonostante l’inchiostro sprecato per spiegarci che Bush era in sintonia con l’America profonda. Ma per piacere.
Non sono in grado di argomentare qualcosa in contrario e mi sembra plausibile.
Per vincere le elezioni bisogna convincere un 4-5 per cento degli elettori della destra a votare PD. Non bisogna convincere tutti, non bisogna parlare a tutti. Una volta che la sintesi del 33 per cento, zoccolo duro, sia stata fatta, certo ampia e moderna, certo non faziosa e certo nazionale, tutti gli sforzi vanno spesi non in messaggi generici o mediani, ma a convincere quel 5 per cento. A questo servono i professionisti e i sondaggi, e a questo serve la campagna per target. E anche a questo deve servire la riorganizzazione del PD: ad avere una struttura che sappia uscire fuori dai recinti e NON a parlare a tutti, NON a diventare più leghisti della lega, ma dopo che i professionisti avranno capito da chi è composto quel 5 per cento potenziale, a veicolare messaggi puntuali e provare a uscire per la prima volta dai recinti della sinistra, da quel 33-34 per cento che sembra invalicabile.
Mhm, sono perplesso per due ragioni. Primo il 4-5% basta se il PD continua a mantenere legati a se i voti dell’Italia dei Valori… Secondo, si, va bene i professionisti, il marketing politico, i targets… ma io come elettore sono disposto ad accettare che tu proponga quel messaggio solo se si accorda in qualche modo non troppo tirato per i capelli ai miei principi…
Forse nessuno dei voti della Lega è marginale, o forse solo una piccolissima percentuale, ma a naso queste cose non si fanno, ci vogliono sondaggi, focus group, e altre cose che fanno storcere il naso per ignorante snobismo gran parte del centrosinistra tradizionale, quello che sostiene la necessità di “parlare al Paese” (con la P maiuscola).
Bene io però non insegno alla LSE né sono un militante del Partito Democratico quindi posso permettermi di farlo a naso: è “ai margini” la metà circa dei voti della Lega e la totalità di quelli dell’IdV, che peraltro sono portatori di due messaggi conciliabili tra loro a patto di de-costruire il mito padano con le sue punte xenofobe e ri-costruire partendo da un federalismo razionale… ma ciò si concilia con il PD? Perché questo comincia ad essere il mio dubbio di fondo leggendo certe reazioni dello zoccolo duro del 33%…
Un’altra cosa che si può fare nel frattempo è iniziare a dire che il federalismo leghista è un principio del cavolo perché è solo un modo elegante per dar fiato ai provincialismi, alle clientele localistiche e alle pulsioni xenofobe. Che la cultura del merito e della responsabilità devono essere applicate ugualmente in tutto lo stivale e se le amministrazioni del Sud non funzionano, lo Stato le deve commissariare, altro che federalismo.
Qui sono proprio in disaccordo. Se le ampolle con le acque del Po sono indubbiamente stupidaggini, così come è una chimera fantasiosa quella roba chiamata Padania, non lo sono invece le differenze economico-sociali tra Italia del Nord e Italia del Sud, con qualche mediazione per l’Italia Centrale. Per quanto riguarda poi la storia dei commissariamenti, non mi convince affatto. Per ottenere responsabilizzazione mi sembra molto più ragionevole il modello delineato in Atlantide: una parabola sul federalismo di Charles B. Blankart e Erik R. Fasten (tratto dal sito lavoce.info). Ecco un brano tratto da quell’articolo.
Una condizione necessaria per la responsabilità diretta era che i confini della giurisdizione fossero organizzati sulla base del principio della coerenza istituzionale, cioè che la cerchia dei beneficiari coincidesse con quella di chi prende le decisioni e di chi paga le tasse cosicché nessuno potesse vivere sulle spalle dei vicini.
Ma torniamo a Simoni.
Che la cultura di Berlusconi è divisiva e punta alla parcellizzazione sociale totale, punta a schiacciare chi ha meno, a dare opportunità a chi le ha già, salvo un biglietto della lotteria ogni tanto.
D’accordo
Quella cultura politica non ci piace perché noi abbiamo valori molto diversi, e ora abbiamo tempo e modo di declinarli, facendo apparire chiara la nostra diversità. Per esempio dicendo che abolire l’ICI serve solo a spostare un altro po’ di soldi verso chi ne ha di più: a continuare la redistribuzione in atto da quindici anni che toglie ai giovani (che affittano casa e avrebbero bisogno di risorse in ricerca, sussidi, formazione) per darle ai vecchi (che sono proprietari di case). Questa non è un tema mediano, forse in media non è popolare, ma i giovani senza casa la capirebbero al volo e se ne ricorderebbero.
E’ vero che l’abolizione dell’Ici avrebbe un effetto regressivo e svantaggioso rispetto ai giovani. Personalmente però sono contento se verrà abolita (anche se so che poi i soldi usciranno da un’altra parte finché non vengono tagliate le spese…), chiunque lo faccia… l’ho sempre trovata una tassa ingiusta, visto che quanto le persone guadagnano viene già tassato e non vedo perché debba poi essere tassato anche quello che con quel guadagno hanno comprato per necessità e non per lusso o sfizio, magari facendoci sopra un mutuo pluridecennale. Certo solo il 16% dei giovani potrà godere dell’eliminazione totale, contro un 22% di potenziali beneficiari di una riduzione Irpef, c’è un 6% di scarto che andrebbe ricompensato in qualche altro modo, magari attraverso forti riduzioni d’imposta sulle tasse universitarie o sull’avvio al lavoro…
Ciò che invece mi lascia perplesso sul taglio dell’Ici è che sia il governo centrale a deciderlo…
Questo utile esercizio servirà probabilmente ad alienarci qualche Calearo, che non fa la differenza comunque, ma darà un profilo netto a quel 33 per cento. Poi, ad un anno dalle prossime elezioni, bisognerà concentrarsi su quel 5% da spostare, che normalmente non viene attratto da partiti e identità sbiadite (come durante le scorse elezioni, quelle che dovevamo vincere alla stragrande e poi abbiamo pareggiato), ma da idee decise e forti di sé.
Sinceramente, così come proposto qui, vi alienerà anche gente come me, ma io in effetti sono già un po’ alienato di mio e un voto non conta poi molto.
1 Ammetto però che la mia posizione a riguardo è variata negli anni partendo da una simpatia verso il federalismo anche in relazione alla simpatia per il progetto europeo, seguita da una breve fase di rigetto dovuta principalmente al modo in cui esso (non) è stato implementato in Italia, fino a direi una fase di stabilizzazione pro-federalista intervenuta nell’ultimo annetto con il superamento dell’idea dell’inviolabilità dell’unità nazionale.
I giornali titolano a lettere cubitali la vittoria di Berlusconi. Certo, la coalizione guidata da Berlusconi ha vinto, ma non ha vinto Berlusconi… ha vinto la Lega!
Guardando i risultati alla Camera si legge 33,17% per il PD, 37,38% per il PDL. Nel 2006 L’Ulivo prendeva il 31,27% mentre FI + AN prendevano 23,72% + 12,34% = 36,06%. Quindi il PD, ieri L’Ulivo, è cresciuto del 1,90% il PDL, ieri FI + AN, è cresciuto dell’ 1,28%. Considerando i flussi del famigerato voto utile direi che siamo abbastanza stabili. Andiamo poi ai risultati del 2001 nella parte proporzionale: FI + AN prendevano 29,43% + 12,02% = 41,45% e quindi rispetto ad allora oggi sono a -5,39%, DS + DL avevano invece 16,57% + 14,52% = 31,49% e oggi quindi sono a +1,67% spiegabile con l’apporto dei Radicali (nel 2001 al 2,24%).
In breve quindi Berlusconi, l’uomo del partito personale quello che nel 2001 da solo arrivava a sfiorare il 30% non ha vinto, ha dovuto fondersi con AN ed entrambi dalla fusione hanno perso qualcosa, anche se comunque sono riusciti come PDL a vincere abbastanza bene sul PD, ora bisogna vedere come la situazione evolverà al loro interno, ma è chiaro che questa è l’ultima volta di Berlusconi primo ministro (a meno che non faccia cinque anni di politiche davvero perfette…).
Ma chi ha davvero vinto è la Lega: 3,94% nel 2001, 4,58% nel 2006, 8,29% oggi. Questo si che è un trend positivo! Di Pietro per quanto sia andato in ripresa non è riuscito a tenerle testa: 3,89% nel 2001, 2,30% nel 2006, 4,37% oggi. Si noti tuttavia che la Lega ha preso un +4,35% rispetto al 2001 che corrisponde grossomodo al -5,39% perso da FI + AN (l’1% che manca ancora all’appello probabilmente si spiega con l’avvento dell’MPA in queste elezioni 1,12%).
Quindi se in futuro il PD vorrà vincere dovrà pescare voti dall’altra parte. Per farlo secondo me deve puntare ai voti della Lega o meglio a quella parte di elettori stanchi del berlusconismo ma attirati dai due messaggi chiave di sicurezza e autonomia regionale, due istanze che si possono integrare nel PD senza perdere voti, quando invece l’anti-giustizianesimo berlusconiano porterebbe alla perdita dei voti portati da Di Pietro.
Mi prenderete per pazzo ma a me sembra che le elezioni siano andate bene. Ammetto che speravo che sia Di Pietro sia il PD prendessero ciascuno un punto in più ma comunque nel complesso sono andati bene e quando si fonderanno nei prossimi mesi diventeranno il primo partito italiano, sempre nella speranza che così si riescano ad allontanare quei residui di illegalità che ancora galleggiano nel secondo.
Ho letto e sentito poi vari commenti sull’esito di queste elezioni, riassumerò la mia risposta con un elenco di cose in cui non credo.
Non credo che Veltroni abbia fatto male a non demonizzare l’avversario, Berlusconi si demonizza già da solo di fronte agli elettori del PD e quindi non serviva granché a smuovere la base che già si è smossa da sola… e poi non avrei sopportato ancora questa menata del mostro…
Non credo che questo sia un paese di m**** solo perché Berlusconi e la Lega hanno vinto le elezioni. A votare quelli lì c’è andata gente che lavora e si fa il c*** dalla mattina alla sera e sarebbe meglio chiedersi perché questa gente vota in quel modo piuttosto che spalare m**** a casaccio
Non credo che la Lega abbia vinto al nord solo perché siamo tutti, o comunque in maggioranza, stupidi, ignoranti, gretti e razzisti. Per conto mio ha vinto perché ha individuato alcuni problemi reali e concreti dei cittadini, certo poi propone soluzioni demagogiche e disfunzionali ma perché i governi di cento-sinistra quando ne hanno avuto l’occasione quei problemi non li hanno risolti o magari li hanno addirittura aggravati come con l’indulto?
Non credo che questo sia o sarà un regime, certo Travaglio e Santoro verranno licenziati dalla RAI ma questo, per quanto mi dispiaccia visto che Annozero è l’unico prodotto televisivo che ancora guardo (via internet), non basta per fare un regime. Finché Travaglio non verrà messo in prigione perché ha detto la verità allora non sarà un regime, sarà una democrazia zoppa forse, ma anche la scorsa volta questa democrazia zoppa era comunque riuscita a disarcionare il grande cavalcatore… di femmine e di paure…
Non credo che il ridimensionamento della hard left sia questo gran dramma, scusate il mio cinismo ma possono sempre rivolgersi al WWF…
E ora veniamo ai problemi reali che PDL + Lega + MPA dovrebbero risolvere e che chissà perché mi sa che non risolveranno… quindi farebbe bene il PD + IdV a preparare già le soluzioni… e magari a proporle con leggi di iniziativa parlamentare SUBITO, prima ancora che il nuovo governo apra bocca.
La giustizia in questo paese non funziona ed è ineguale, quindi bisogna farla funzionare e renderla uguale per tutti, nel senso di punire tutti i criminali non di liberarli tutti però, eh quello non vale!
Come conseguenza del primo problema non risolto la gente ha paura e diventa razzista, ripristinare la giustizia quindi, punendo i criminali, italiani o stranieri che siano, non eliminerà del tutto il razzismo ma almeno lo confinerà nella riserva indiana dove stanno i fascisti e i socialisti
Ripristinata la legalità e confinato il razzismo bisogna anche aggredire il problema della disomogeneità socio-economica italiana. 60 anni di unità repubblicana non hanno risolto un bel nulla, anzi. A questo punto facciamo sto cavolo di Stato federale, ma federale davvero! Con tre Stati regionali: Italia del Nord, Italia Centrale, Italia del Sud. Con un governo centrale che si occupi di politica estera, di difesa e di rapporti con l’UE, con un parlamento centrale che promulghi standards (leggi) uguali per tutti ma lasciandone l’implementazione autonoma da parte degli Stati costituenti… tanto la qualità dei servizi dello Stato Italiano è già diversa da una parte all’altra della penisola, basta leggere le varie indagini internazionali fatte negli anni, quindi tanto vale lasciare che ogni livello di governo risponda in prima persona delle proprie carenze. Proviamo così per altri 50 anni e se non funziona neanche questo allora torniamo allo Stato centrale…
Ah poi bisogna ridurre il costo dello Stato, per esempio vendendo Alitalia al miglior offerente e senza metterci un soldo per salvare questo o quell’aeroporto, eliminando le inefficienze nella pubblica amministrazione e via dicendo, fatto questo si potranno abbassare le tasse. Ricordo che qui non vale abbassare le tasse ai più ricchi togliendo servizi ai più poveri perché così si ributta benzina sul problema della criminalità di cui sopra aumentando i costi per la sicurezza cioè dello Stato e creando così una circolarità…
Va be’ direi che si può chiudere qui, che dire: tanti auguri! Ci si risente tra cinque anni…
In questi giorni rimbalza tra i media main stream la notizia della crisi alimentare che sta investendo buona parte del pianeta, ovviamente quella più povera.
Ricordo una conversazione con Giovanna di qualche mese fa in cui le dicevo che secondo me attribuire i continui aumenti del petrolio a fattori congiunturali come si sta facendo da qualche anno a questa parte era quantomeno ingenuo, secondo me infatti è che l’aumento delle domanda dovuto all’espansione industriale asiatica ha semplicemente accelerato l’inevitabile: siamo al picco o giù di lì… Lei a quel punto si preoccupava dei trasporti e io le dicevo che il vero problema dovuto al progressivo esaurimento delle scorte di petrolio non sarebbe stato quello di trovare sistemi alternativi di trasporto o di riscaldamento ma di sfamare la gente.
Si perché per sostituire i sistemi di trasporto basati sui combustibili fossili si può usare l’idrogeno come vettore energetico, per produrre l’idrogeno si può generare energia attraverso le rinnovabili e tutto quello che non riescono a coprire le rinnovabili lo facciamo fare al nucleare__purché si diano una mossa con quello di quarta generazione altrimenti l’uranio finisce in meno di un secolo, e purché il sistema di Rubbia per smaltire le scorie funzioni. Ma per mantenere l’attuale livello di popolazione nel mondo (che poi entro qualche anno sarà di un paio di miliardi in più…) non esiste attualmente altro strumento che l’agricoltura industriale, cioè l’uso (massiccio) dei fertilizzanti, che guarda caso vengono dal… petrolio1.
Per questa ragione dicevo quel giorno che secondo me è folle continuare a bruciare petrolio e gas invece che tenercelo da parte con cura per mangiare, come ancor più demenziale è l’idea dei biocombustibili cioè l’idea di dedicare terreno coltivabile alla produzione di piante che producano a loro volta combustibile da cui ricavare energia in una macchina anziché cibo da cui ricavare energia in un essere umano…
A quanto pare in questi giorni abbiamo un assaggio di ciò che ci aspetta.
1 In realtà leggevo proprio ora che i fertilizzanti sono prodotti dal gas naturale ed eventualmente si possono produrre anche dall’acqua marina usando una qualche fonte di energia, quindi la mia tesi di fondo forse andrebbe riveduta
La settimana scorsa ho terminato la mappatura dei blogs dei candidati alla camera e al senato per le correnti elezioni.
Il vantaggio di aggregare i blogs in quel modo è che immediatamente risultano evidenti le carenze strategiche ed organizzative prima ancora che comunicative. Ora io non sono iscritto al Partito Democratico, anche se fino ad ora ho partecipato a tutte le votazioni interne che hanno organizzato (oltre al segretario e i costituenti qui a Venezia si è votato anche per i livelli locali), e ritengo di essere più utile sul lato della domanda che su quello dell’offerta. Intendo cioè mantenere la posizione di chi sul mercato cerca un prodotto e sceglie quello che gli pare migliore non già quello che a sua volta deve rivendere, e se proprio non trova niente di soddisfacente aspetterà che esca un nuovo prodotto all’altezza. Tuttavia vedere la mappa con tutti quei buchi mi da ugualmente un senso di dispiacere, penso perché in genere mi dispiace vedere le cose fatte non bene per non dire male…
Certo io aggrego solo blogs e solo blogs personali, diciamo che sono piuttosto strict in questo visto che il mio fine non è promuovere un partito ma consentire agli elettori di accedere a delle informazioni1. Se avessi compreso anche i blogs scritti dallo staff dei candidati e i siti web vetrina ci sarebbe stato più materiale. Ci sono delle ragioni però per cui non aggrego quel materiale, oltre al fatto banale che i siti web vetrina non hanno feeds:
Per come la vedo io quindi un partito che voglia davvero comunicare con i propri cittadini attraverso la rete dovrebbe organizzare in maniera sistematica la propria presenza on the blogosphere. Non basta un sito internet di partito e qualche sito vetrina… serve che i candidati ai veri livelli elettorali aprano un blog, che lo aprano non appena sanno di essere candidati, che lo mantengano anche dopo e che lo scrivano loro, di loro pugno! Per carità il tempo è poco, è sacrosanto che se vengono eletti si dedichino principalmente al lavoro per cui sono pagati dai contribuenti… ma 15 minuti un paio di volte alla settimana per esprimere le proprie idee e renderle pubbliche quando si occupa una posizione di responsabilità pubblica in un luogo dove possono ricevere un feedback diretto dai cittadini… non mi sembra una perdita di tempo… E poi basterebbe che ciascuno di loro attirasse un centinaio di lettori per averne, complessivamente, migliaia… e così magari ci risparmieremmo il costo (pubblico) dei giornali di partito…2
Ma il problema non sono solo i (pochi) blogs: oggi poi stavo cercando un po’ di capire come funziona LinkedIn e ho trovato questo http://www.linkedin.com/in/barackobama, poi ho cercato linkedin + veltroni su Google e ho trovato questo http://www.linkedin.com/pub/1/992/042… Ora mi sembra che il cosiddetto digital divide qui sia manifesto in tutti i sensi…
Di nuovo, per come la vedo io, i candidati avrebbero dovuto avere tutti un profilo su LinkedIn, anzi aprire un profilo su questo genere di social-network dovrebbe essere raccomandato a chiunque si iscriva al Partito Democratico…
Ho anche accennato queste idee in questo thread sul ning del circolo PDObama. Anche se lì non ho scritto tutto quello che mi ronza per la testa e cerco ora di riassumere la mia idea principale, che a sua volta credo riassuma già una serie di idee che sono circolate e circolano sull’argomento.
1 A differenza però di altri come i tipi di openopolis io faccio il lavoro solo per un partito, questo è perché al momento la mia fiducia nell’altra parte tende a zero e di regalare loro centinaia di ore della mia vita proprio non mi va… 2 E non mi si venga a dire che in Italia quelli che si informano via internet sono pochi e molte persone non sanno neanche usare il computer, e menate simili. Le cose stanno così perché le classi dirigenti fanno scelte che mantengono il paese nell’arretratezza e siccome il paese è arretrato le classi dirigenti hanno una scusa per rimanere anche loro nell’arretratezza… bella circolarità…
E’ già da qualche tempo che ho deciso di votare Italia dei Valori a queste elezioni. Precisamente il giorno in cui ho saputo che Di Pietro e Veltroni avevano stretto l’accordo e che esso prevedeva la progressiva integrazione tra i loro due partiti come era stato in precedenza per DS e Margherita.
Sono convinto che per alcuni aspetti il Partito Democratico sia più avanzato rispetto all’Italia dei Valori, e che al suo interno ci siano fattori potenziali di autentica e profonda innovazione. Sono anche convinto che all’interno del Partito Democratico esistano dei gruppi che davvero si battono per la giustizia, cioè quella roba che dovrebbe essere uno dei fondamentali acquisiti e comuni a tutte le parti politiche. Purtroppo non è affatto un fondamentale acquisito e questo sembra essere l’unico vero elemento di comunione della quasi totalità dell’arco parlamentare, Partito Democratico incluso.
Ricordo che il mio allenatore di pallacanestro tornava spesso sui fondamentali: palleggio, dai e vai, entrata in terzo tempo, tiri liberi, e via dicendo. La ragione era semplice: se vuoi passare alle strategie più evolute devi prima saper padroneggiare le basi più elementari. Personalmente ritengo che una cosa simile valga anche con la democrazia: se i criminali non vanno in galera ma in parlamento e i cittadini onesti sono munti come cash cows, allora le magnifiche sorti future e progressive invocate rimarranno belle parole scritte nel libro dei sogni.
Ma ho parlato di quasi totalità. Infatti qualcuno che quel fondamentale lo abbia acquisito c’è, ed è il partito di Di Pietro. Certo nemmeno loro sono perfetti, pazienza, il nodo è un altro. In futuro, intendo almeno per i prossimi 40 o 50 anni, il governo di questo paese rimbalzerà tra due sponde: Partito Democratico e Popolo della Libertà, o come diavolo si chiamerà. Ho perso ogni speranza che la legalità e la giustizia possano davvero diventare patrimonio del secondo (almeno non nei prossimi decenni) e quindi mi auguro che la battaglia per la loro difesa venga vinta almeno nel primo. Perché ciò possa accadere e non potendo esprimere preferenze per i singoli candidati ma solo per i partiti, cerco di rinforzare il peso dell’Italia dei Valori, così che il giorno in cui andrà a fondersi con il Partito Democratico potrà alimentarne ed amplificarne quanto più possibile la componente che difende legalità e giustizia.
Per conto mio questa partita strutturale, cioè l’acquisizione definitiva del principio di legalità e di giustizia all’interno del Partito Democratico, è ancor più importante di quella contingente per le elezioni al Parlamento, è davvero la partita decisiva del presente crinale storico e, se e solo se verrà vinta dai cittadini per bene, allora si potrà giocare quella molto più dura, cioè quella a tutto campo.
Stavo giusto guardando questo video via questo post di Marta Meo.
A parte un ripetersi un po’ ossessivo del motto si può fare
alla fine, il video non è inguardabile, per essere un video elettorale… Ma ciò che mi ha davvero colpito è come esso sia imperniato sul tema del futuro, anzi su quello che chiamerei, riprendendo la teoria di Dawkins, il meme del futuro.
Non mi ero reso conto prima di quanto Veltroni e chi gli sta intorno (o dietro…) avessero focalizzato i loro sforzi comunicativi nella riproduzione di questo meme. Non solo, ma non mi ero nemmeno reso conto di come io stesso avessi inconsapevolmente compartecipato a tale riproduzione mettendo in posizione retoricamente enfatica proprio il video di Capitan Futuro alla fine della mia corrispondenza finto-elettorale del 04-03-2008.
Ovviamente l’interesse per tale meme è puramente opportunistico da parte di chi lo usa per conquistare il potere, un po’ come da millenni l’essere umano favorisce opportunisticamente la riproduzione di certe specie animali che ha addomesticato. Intanto però il meme viene sistematicamente riprodotto e diffuso e alla fine potrebbe anche sfuggire all’addomesticamento, chissà, sarà il futuro a dircelo.
si può farealla fine, e diavolo, lo ripetono 12 volte!!! Anche a questo hanno pensato!!!
I have just left a new comment to Margot Wallström’s blog explaining a proposal about how to upgrade the just launched Debating Europe forums (see Wallström’s post).
A proposal for developing a “forum++”
The problem
Web forums are very good to allow people discussing topics, and this means better information, more idea exchange and production, sometimes the development of a shared judgement about this or that policy. But will Commissioners be able to read 13,000 posts? Of course not… so European citizens will discuss things with other fellow European citizens, and this is anyway good, but they will not be heard by those people which seat where decisions are taken, and this is bad because democratic politics are made not only of discussions but also of decisions.
So what to do?
We need to add something to the conventional forum, I mean to add a kind of bottom-up tool which allows (i) people to propose policies to politicians and (ii) politicians to become aware of those proposals.
The following can be a draft description of the path of an idea inside this “forum++”.
- Step 1.
- An European citizen believes to have a good idea for an European policy;
- Step 2.
- She posts it publicly via some kind of web-form and in a particular format (i.e. not too long proposals and so on);
- Step 3.
- Some kind of editorial staff filters the proposals eliminating redundant ones and summarizing each proposal as much as they can (note that the not-filtered material must be anyway publicly accessible in order to allow citizens to check how the editorial staff is working, and note that this action of filtering has not to be confused with the common activity of moderation as it works for ordinary forums or blogs where they filter spam or offending material);
- Step 4.
- The edited material will be published on the net too.
- Step 5.
- People will be allowed to vote via internet about the various (edited) proposals.
- Step 6.
- Every month the ten most voted proposals will be checked by the Commission, this means that the Commission will be compelled to say if they intend or not to implement that proposals, why and in case how and when.
Today Margot Wallström wrote a post about Tibet, China and the Games. This is my reply (added some formal corrections) which I posted to her blog.
It’s time to start asking China to become a really democratic country, this is the first point: freedom of thought (and so religion), freedom of speech and press, freedom of association and peaceful manifestation, freedom of choosing the government__just for citing the basics.
This is what the so called Western Countries must start asking to China. Chinese government said that you cannot make economic and democratic reforms at the same time, I do not believe to much in this principle but even if we admit it to be true, anyway there are already 300′000′000 Chinese as much rich as west Europeans or Americans are and for these people its time to have the freedom we already enjoy. If Chinese government fears to fall into chaos as happened to Russia during the 90s they can just start with limited democratic areas as they started with limited free trade areas in the 80s on the base of the intuition of Deng Xiao Ping.
About Tibet (and Xinjian and Inner Mongolia and Taiwan), the actual solution is an actual federation as USA are (and as EU is going to be) and this will be a natural consequence of a really democratic reform.
So this is what to ask to China and this is what a real democratic government (at any level: region, State or Union, both European or American) must ask, without fear.
About Olympic Games, if Western governments are trapped into fear, I am not: I will not follow this Games on TV or every other mass media, it’s my freedom and freedom has no price.
Se siete in crisi e non sapete cosa fare o cosa decidere, se la vostra vita sembra porvi di fronte a dilemmi insolubili, beh tenete sempre a mente i consigli del buon vecchio Jack e ricordate che alla fin fine è solo una questione di riflessi
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