C’è un pianeta nelle profondità dell’universo, un pianeta abitato da forme di vita intelligente. Su questo pianeta c’è un campo, un enorme campo da gioco e su questo campo da gioco si affrontano due squadre. E’ da un tempo senza inizio che si affrontano, o forse no, nessuno invero ricorda più quando la partita sia cominciata, certo è che nessuna delle due squadre l’ha ancora vinta.

La prima squadra è molto ben organizzata: ha un capitano e gli altri giocatori ubbidiscono al capitano senza batter ciglio. Ognuno poi ha il suo ruolo: c’è l’attaccante, il difensore, c’è anche il libero, per lo meno così ha deciso il capitano. Si perché è il capitano che decide i ruoli, e i giocatori eseguono sempre le sue decisioni senza ribellarsi, perché loro amano la squadra e ancor più amano l’allenatore. L’allenatore già, è un tipo strano a dire il vero, non lo hanno mai visto bene, anche perché lui si mostra solo a certi giocatori e solo quando ne ha voglia, anche se bisogna dire che il capitano ha un canale privilegiato per comunicare con l’allenatore e di fatto quest’ultimo gli ha lasciato mano libera sulla squadra.

Certo la squadra non ha avuto sempre lo stesso capitano, e nemmeno sempre gli stessi giocatori, ogni tanto si cambia, anche perché la partita alla lunga logora e qualcuno lo devono portare via dal campo in barella. Dove finisca poi, questo non lo ha mai capito nessuno, di sicuro però non ha mai fatto ritorno. Mhm, no mi correggo, la prima squadra in effetti sostiene che il primo capitano a volte faccia ritorno, ma questa è una storia complicata, c’è addirittura chi ipotizza che l’allenatore e il primo capitano siano la stessa persona, altri dicono che son persone diverse, beh ma questo in fondo è secondario, perché la squadra è sempre la squadra e alla fine quel che conta è vincere la partita.

Ma di che stavo parlando? Ah si scusate, il gioco ogni tanto mi distrae. Ecco dicevo, i giocatori della prima squadra cambiano nel tempo (l’allenatore no però, lui non sta in campo e quindi non si esaurisce mai), e le selezioni delle nuove leve sono durissime: devi rinunciare a tutto, a tutti i piaceri della vita, che poi pare per loro non siano veri piaceri, e dedicarti esclusivamente alla squadra e all’allenatore perché solo così renderai felice il tifo. Già il tifo, sapete com’è, non tutti possono fare parte della squadra, per lo meno di quella che gioca in campo, e così chi non passa le selezioni passa a fare il tifo: è un compito importante che vi credete, senza tifo la squadra non vince mica!

Sapete è bello vederli giocare, sempre così ordinati e coordinati, così precisi nei loro attacchi e nei loro affondi e così integerrimi nella difesa della loro porta, ah si, la difesa della porta da parte della prima squadra è un dovere irrinunciabile, mai e poi mai l’allenatore li perdonerebbe se abdicassero, eh no, farebbe fuoco e fiamme l’allenatore. E anche il tifo è contento in qualche modo infatti si sente parte del gioco, anzi di fatto è parte del gioco. Insomma la partita ha le sue fatiche, ma al fondo è sempre una gran gioia.

Bene, questa era la prima squadra, la seconda invece è proprio diversa, per certi aspetti pure un po’ disastrosa o forse disastrata. Innanzi tutto non hanno un capitano. Giuro, giuro che è così: non ce l’hanno! Io sinceramente, non so neanche come facciano a giocare, ma aspettate, ora viene il bello: non hanno nemmeno i ruoli, si avete sentito bene, siccome non c’è un capitano, anzi come dicono loro “ognuno è capitano di se stesso”, non hanno nessuno che stabilisca i ruoli, e così ognuno si inventa il ruolo che preferisce, che scandalo gente!

A questo punto vi chiederete chi sia quel pezzo da forca di un allenatore che lascia la sua squadra in condizioni così pietose. Ecco qui sta il punto: l’allenatore non ce l’hanno! Vi prego di credermi so che sembra assurdo ma ripeto: nessun allenatore, zero, nulla, silenzio assoluto, spazio siderale vuoto! E come fanno a giocare? Chi stabilisce gli schemi di gioco? Chi decide chi difende la porta o chi deve attaccare? E chi decide quando è bene difendere la porta o quando attaccare? Beh, in effetti la faccenda è piuttosto complicata. Devo ammettere che sono ingegnosi questi della seconda squadra. Hanno inventato un sistema piuttosto bizzarro per cui pare che decidano di volta in volta in base a una cosa che chiamano alzata di mano. Se siete tra quelli che alzerebbero la mani solo contro il loro peggior nemico, mettetevi il cuore in pace, questi della seconda squadra pare lo facciano ogni volta che rientrano nello spogliatoio, indubbiamente dei violenti!

Penso davvero che questo continuo alzare le mani credo sia frutto della natura aggressiva e poco gioiosa della seconda squadra, non saprei spiegarmelo altrimenti. E mentre la prima squadra negli spogliatoi, durante le pause, viene rinfrancata dalle parole e dai gesti del capitano, la seconda squadra passa il tempo a discutere, e discutere e discutere… fino a che non alzano le mani, si proprio così, e sono così assurdi che le contano pure queste mani, bah sarà per capire chi è più violento.

La partita comunque va avanti. E non mi è chiara ancora la ragione ma la seconda squadra non ha ancora perso, misteri del gioco! Anche se vien da dire che son proprio strani, forse pure un po’ stralunati, neanche con il loro tifo è normale. Ad un certo punto della partita, anche qui nessuno ricorda bene quando, il tifo ha preteso di voler cominciare a giocare. Si lo so che starete già ridendovela, ma è andata proprio così e sapete come hanno risolto? Dato che tutti in campo non ci stavano, fanno a turno! Robe da matti… e pare che pure in questo caso usino il solito primitivo metodo d’alzare le mani, barbari, barbari!

E poi stanno sempre a litigare tra loro. Non riesci a tenerli zitti neanche con la verga ’sti indecenti. Quando qualcuno di loro fa gol dall’altra parte lo criticano perché doveva fare gol partendo da sinistra invece magari è partito dal centro-campo oppure quando la prima squadra gli infila un diretto stanno tutti li a scannarsi a parole perché c’è chi sostiene che il portiere doveva parare il tiro mentre qualcun altro dice che non è sempre bene parare i tiri avversari in quanto questo sarebbe un limite alla libertà di gioco e via dicendo. Sapete la seconda squadra ama spropositatamente questa cosa della libertà di gioco e spesso si lascia pure fare gol in suo nome. Davvero non si capisce come non abbia ancora perso, chissà forse è solo una questione di tempo o forse son le loro invenzioni…

Si perché la seconda squadra ama le invenzioni. Non chiedetemene la ragione, ma capita a volte che, pur trovandosi tutta la prima squadra ad invadergli la metà campo, loro, anziché inseguire la palla e reagire, si siedano per terra, da soli o in gruppo, e si mettano ad inventare qualcosa. Una volta hanno inventato una roba tonda che rotola e ci hanno messo sopra un’altra cosa che fa un rumore bestiale, il nome ha a che fare con lo scoppio se non erro, sempre a dimostrazione della loro natura violenta. Da non credere ma ’sta cosa che si erano inventati filava via che pareva una freccia, e loro pensavano: adesso si che vinciamo!

Ma quelli della seconda squadra sono pure un po’ farlocchi, perché sapete che han fatto alla fine di quell’invenzione? Siccome non gli pareva giusto non giocare alla pari han deciso di lasciarla usare anche agli avversari, si proprio così, e lo fanno ogni volta che se ne inventano una di nuova, anzi alle volta van di loro spontanea iniziativa dalla prima squadra a mostrare cos’hanno inventato per sapere se quelli apprezzano oppure no. In genere la prima squadra apprezza e usa senza timore le invenzioni contro la stessa seconda squadra, ma la seconda squadra è contenta lo stesso. Sono altre le occasioni in cui la seconda squadra proprio si imbufalisce, è quando la prima squadra cerca di impedirle di inventare nuovi aggeggi.

Si perché quelli della prima squadra sono molto intelligenti e hanno capito che non tutte le invenzioni dei loro avversari fanno al caso loro, e poi se le usassero proprio tutte rischierebbero di assomigliare troppo a quegli altri, magari diventerebbero incasinati come loro e buona notte alla partita… poi chi lo sente l’allenatore! E così ogni tanto decidono di dare noia alla seconda squadra. In genere per far questo chiamano l’arbitro. L’arbitro è un tipo piuttosto sonnacchioso, falli non ne fischia mai e magari si fa offrire un po’ di vino dalla tifoseria.

Insomma tra un vinello e un sonnellino l’arbitro decide che questa o quella invenzione della seconda squadra non si può usare, perché? Beh ma perché rovinerebbe il gioco, no? Secondo me ha perfettamente ragione eppure quelli della seconda squadra van su tutte le furie. Non capita spesso, anche perché la prima squadra usa questa tattica solo in alcune e ben determinate occasioni, mica vanno a caso loro… ma quando capita si assiste ad uno di quei rari momenti in cui la seconda squadra gioca alla grande, riescono perfino a difendere la porta! Una cosa da rimaner a bocca aperta, per qualche minuto almeno, dato che ben presto muore tutto là e ognuno ricomincia a farsi i fatti proprio mentre tutti si criticano a vicenda.

Devo ammettere poi che recentemente l’introduzione nel gioco di due innovazioni ha ulteriormente complicato la faccenda. La prima innovazione è stata quella del ricambio dell’arbitro. Diciamoci la verità: un arbitro sempre un po’ brillo e mezzo addormentato non faceva un bel vedere. Tanto più che era lì solo perché suo padre era lì, e suo padre era lì perché il padre di suo padre era lì… problemi di famiglia insomma. La seconda squadra, che è così fissata con ’sta storia del fare a turno e dell’alzar le mani ha chiesto ripetutamente alla prima squadra di usare quel metodo per nominare l’arbitro, ma la prima squadra non era d’accordo, anche se alla fine, dai e dai, sono riusciti a convincerli. Mhm, ad essere sinceri non è andata proprio così, il fatto è che un giorno, quelli della seconda squadra, che son notoriamente violenti, han menato di brutto l’arbitro e alla fine hanno imposto il loro sistema, gli avversari han cercato di opporsi, ma son finiti maluccio pure loro e così alcune regole son cambiate.

Ora l’arbitro, che non è più uno solo ma un’intera corte, viene scelto a turno tra i tifosi (di tutte e due le squadre!) sempre con il solito e primitivo metodo di selezione di cui abbiam già ampiamente parlato. Ma la cosa stupefacente è un’altra. Mentre prima i giocatori della seconda squadra e i loro tifosi ruotavano solo tra loro, ora han tirato dentro nel sistema pure i tifosi della prima squadra! Vi lascio immaginare il caos che ne è conseguito, una cosa davvero ignominiosa, un processo di progressivo imbarbarimento dell’intero stadio.

Ma per fortuna quelli della prima squadra e i loro tifosi, che paradossalmente ogni tanto finiscono a giocare nella seconda squadra, non hanno accettato queste violenze in modo supino e non hanno mai fatto venire meno il loro vincolo di obbedienza all’allenatore, la qual cosa li mantiene uniti e determinati nello scopo. Tant’è che piano piano stanno riportando l’ordine in quel bordello che sembrava essere diventato lo stadio. Certo ci vorrà ancora tempo e bisognerà lavorare sodo, ma vedrete che alla fine la prima squadra vincerà e a quel punto, chiusa la partita, nello stadio regnerà la pace.

Patrizio:
Che palle non ne posso più di aspettare.
Viola:
Pure io, quand’è che passa il tuo autobus?
Patrizio:
E che ne so non passa più, che due maroni.
Viola:
Senti ma tu non sei proprio capace di parlare in modo civile, eh?
Patrizio:
E come cazzo dovrei parlare secondo te?
Viola:
Beh intanto avresti potuto evitare di usare la parola “cazzo” nella frase precedente.
Patrizio:
Bah ma che stronzate son queste, io parlo come cazzo mi pare, è la mia natura!
Viola:
Questa poi! Sarebbe una necessità di natura per te parlare in maniera così volgare?
Patrizio:
Necessità di natura? Forse, so che son fatto così, e non mi si può cambiare.
Viola:
Ah beh, di certo io non mi ci provo nemmeno a cambiarti… Ma dimmi una cosa, perché se la tua semplice abitudine di dire una marea di parolacce è una necessità di natura allora un aspetto intimo e profondo come l’orientamento sessuale dovrebbe essere invece contro natura?
Patrizio:
Orientamento sessuale? Ch’è, stiamo ancora parlando di froci?
Viola:
Di omosessualità, stiamo parlando ancora di omosessualità.
Patrizio:
E che ho detto io: froci, gay, culattoni, non son forse questi gli omosessuali?
Viola:
A parte il fatto che ci sono anche donne omosessuali, ma comunque perché li devi etichettare con dei termini così spregiativi, che t’hanno fatto di male scusa?
Patrizio:
Mi fanno schifo, questo mi fanno di male!
Viola:
Mhm, facciamo un esperimento mentale allora…
Patrizio:
Esperimento mentale?
Viola:
Si, si, chiudi gli occhi e immagina un bellissima ragazza…
Patrizio:
[chiude gli occhi] Si
Viola:
25 anni, bionda, occhi azzurri, misure giuste
Patrizio:
Si [tono di voce comincia ad esprimere una certa eccitazione]
Viola:
Ora immagina che si spogli
Patrizio:
Oh si [sempre più eccitato]
Viola:
E ora immagina che ne arrivi un’altra, giovane, bella e anche lei nuda
Patrizio:
[ride sornione] Mhm, la cosa si fa interessante
Viola:
E ora dimmi, ti piacerebbe guardarle mentre hanno un rapporto sessuale? [nel mentre finisce la domanda Viola tira uno schiaffo a Patrizio]
Patrizio:
[apre gli occhi] Si, si, ma che cazzo di bisogno c’era di prendermi a schiaffi?
Viola:
Sai, avevo paura non ti svegliassi più dal tuo sogno [tono sarcastico e sprezzante]
Patrizio:
Mah, io non ti capisco proprio
Viola:
In ogni caso abbiamo dimostrato che due omosessuali che fanno l’amore non ti fanno schifo
Patrizio:
Beh ma non era questo che intendevo
Viola:
Non l’hai detto tu che ti facevano schifo?
Patrizio:
Ma io intendevo gli uomini che si scopano altri uomini
Viola:
Se invece son due belle donne a farlo va bene?
Patrizio:
Beh ci si può ragionare [espressione del viso un poco ebete]
Viola:
Già, tipica fantasia maschile quella delle due lesbiche…
Patrizio:
E tu come lo sai?
Viola:
Ho degli amici uomini che con me parlano liberamente, e poi comunque basta andarsi a leggere le statistiche dei sociologi sui consumi di pornografia…
Patrizio:
E questo che cosa dimostrerebbe?
Viola:
Scusa ma ti ribalto la domanda: se l’omosessualità è contro natura e fa tanto schifo perché tu, come la maggior parte degli uomini etero, ti ecciti a fantasticare su due lesbiche che fanno l’amore? E’ la natura anche questa volta?
Patrizio:
Beh, si, forse [suona il telefono di Patrizio] Scusa, di nuovo il telefono… Si pronto?! Ah ciao amore ___ oh si io sto bene grazie___ Come? Non sento bene ___ Ah, starai via un’altra settimana in Costa Azzurra, beh dai amore non ti preoccupare, tanto sai che io sono sempre al lavoro… se hai voglia di passare qualche giorno in più al mare non c’è problema! ___ Oh ma certo che mi manchi, mi manchi tantissimo, ma sai che non ti obbligherei mai a sacrificare le tue vacanze per me ___ D’accordo amore allora ci vediamo tra una settimana, baci ___ si, si, ti amo anch’io, ciao, ciao amore [chiude il telefono] Che puttana.
Viola:
[fredda]
Un’altra amante?
Patrizio:
Ma che, era mia moglie
Viola:
[sarcastica] Di bene in meglio direi…
Patrizio:
Quella puttana si scopa il mio avvocato in Costa Azzurra e quando mi chiama fa tutta la sceneggiata della moglie affettuosa, che troia
Viola:
[passa improvvisamente ad un’espressione simpatetica] Ah, mi dispiace… certo che adesso non per fare la moralista, ma anche tu non è che…
Patrizio:
E’ la natura Viola, è la natura
Viola:
Sarà Patrizio, ma a me sembra che questa vostra natura, come la chiami tu, sia proprio un gran casino.

—– fine scena IV

[Patrizio e Viola sono entrambi seduti sulla panchina rivolti l’uno verso l’altra. Patrizio tiene il braccio disteso lungo lo schienale della panchina in direzione di Viola la quale tiene appoggiato solo il gomito incrociando le dita delle mani]

Viola:
Dunque Patrizio, hai capito che se intendi la natura come qualcosa di non alterato dall’essere umano allora quasi tutto il mondo in cui viviamo è contro natura?
Patrizio:
Si può essere.
Viola:
Può essere che tu abbia capito o può essere che sia vero?
Patrizio:
Lo sai che hai dei bellissimi occhi verdi?
Viola:
Patriiiizio!!!!
Patrizio:
Va bene, va bene, si è come dici tu.
Viola:
Bene allora se è come dico io, dire che l’omosessualità è contro natura è come dire che questa panchina è contro natura.
Patrizio:
[si protende nuovamente verso Viola] Hai ragione un letto sarebbe molto meglio in questo momento!
Viola:
Ma anche quello sarebbe innaturale quanto l’omosessualità, capisci!
Patrizio:
Innaturale magari no, ma quello che ti farei provare sarebbe una vera forza della natura, questo si.
Viola:
Ah Patrizio, ma come fai a mettere in fila certe battute! [tono sarcastico]
Patrizio:
Lo so, lo so, mi riescono del tutto spontanee. [tono tronfio, Viola alza gli occhi al cielo sconsolata]
Viola:
Ma almeno lo sai che cos’è una forza della natura?
Patrizio:
Beh ma sono io ovviamente.
Viola:
[Viola lo guarda dall’alto al basso quasi schifata] Su questo non avevo dubbi… [Patrizio sorride compiaciuto come fosse un vero complimento] Comunque intendevo le forze meccaniche, quelle Newtoniane, hai presente quella roba con i vettori, le masse, gli attriti, e compagnia bella?
Patrizio:
Vettori? Intendi quelli che trasportano le merci? Si, si, li conosco, mi creano sempre un sacco di casini quei figli di puttana, mai una volta che non ci sia qualche danno al carico.
Viola:
No, non quei vettori, parlo di fisica! [Patrizio sembra illuminarsi e sta per dire qualcosa ma Viola lo anticipa] Ti prego risparmiati la battuta su questo o quel fisico femminile. Per carità è vero che la meccanica ha a che vedere con il moto dei corpi [Patrizio ride sornione e ritenta l’avvicinamento], ma non è quel genere di moto che intendi tu, [Patrizio sempre più vicino si guardano negli occhi], per lo meno non solo quel tipo di moto [Patrizio si avvicina ancora, continuano a guardarsi negli occhi], si è vero c’è l’attrazione gravitazionale [continuano a guardarsi, Viola sembra quasi star per essere sedotta, Patrizio si protende ancora ad iniziare l’ultimo avvicinamento prima di un bacio], ma torniamo al nostro ragionamento [dicendo così Viola si volta di scatto mettendosi a sedere composta sulla panchina, mentre Patrizio va a vuoto, Viola guarda fisso avanti a sé e dice] Si il nostro ragionamento, dove eravamo? Ah giusto, le leggi di natura [Patrizio sbuffa e si ritrae rimettendosi anche lui a sedere più composto ma sempre rivolto verso Viola, lei continua a fissare avanti].
Patrizio:
Già le leggi di natura [tono tra l’irritato e l’annoiato]
Viola:
Beh non si possono violare le leggi di natura, no? [la voce è ancora un po’ turbata]
Patrizio:
Già non si possono violare le leggi di natura [stesso tono della precedente battuta]
Viola:
Appunto, perché se qualcosa le violasse allora sarebbe un miracolo, no?
Patrizio:
Eh si, sarebbe proprio un miracolo se qui si violassero certe leggi natura [alza la voce nel dire questa battuta e assume un tono in parte sarcastico]
Viola:
Quindi l’omosessualità sarebbe un miracolo
Patrizio:
[Ha come un risveglio improvviso] Eh?!?!?!
Viola:
Si, se per natura intendi le leggi di natura, esse non possono essere violate da eventi naturali, in quanto nessun evento naturale può andare contro natura, quindi ciò che è contro natura sarebbe qualcosa di totalmente straordinario, un miracolo! E se l’omosessualità fosse contro natura in questo senso sarebbe allora un miracolo!
Patrizio:
Ehi ragazzetta ma che cazzo t’han fatto studiare all’università. L’ho sempre detto che buttiamo via i soldi delle nostre tasse!
Viola:
Invece di prendertela con l’università perché non ribatti a quanto ho detto?
Patrizio:
Ribattere, ma tu sei completamente folgorata, che cazzo vuoi che ribatta! [suona il telefono di Patrizio] Scusa il telefono… Si pronto?! Ah ciao ___ si lo so che sono in ritardo ___ cosa? Ma quale squinzia e squinzia, qui non c’è nessuna squinzia, la smetti con ’ste cazzate? ___ Sono alla fermata dell’autobus ___ Eh che cazzo vuoi che ti dica, oggi ho dovuto dare un giorno di permesso non retribuito all’autista perché gli era morta non so che parente, sono uscito di casa e a metà strada mi si è fuso il motore, sai che giornata ___ perché non ho preso un taxi? Ma dove cazzo vivi non lo sai che i taxisti sono in sciopero perché quello stronzo del ministro dell’economia ha abolito le licenze e ora basta avere la patente da cinque anni e non avere mai fatto incidenti per avviare un’attività? ___ E quindi? E quindi son qui che aspetto l’autobus carina ___ Già l’autobus, senti ora però riattacco perché ho già le palle girate quindi magari ci riparliamo con più calma dopo eh? ___ si, si, ciao, ciao, si, si, ti amo, certo che ti amo, si, si domani ti do un credito di 50 mila, va bene, altro? ___ Ok, ciao [chiude il telefono] Che due palle.
Viola:
[timidamente] Era, era tua moglie?
Patrizio:
Ma che, era la mia amante.
Viola:
Come la tua amante?
Patrizio:
Si l’amante, non lo sai? Ci sono le mogli, quelle che porti alle cene, agli incontri pubblici, e a cui dai un sacco di soldi perché non ti rompano le palle, e poi ci sono le amanti, quelle che scopi e a cui dai un sacco di soldi perché non ti rompano la palle.
Viola:
[Sconcertata e velatamente sarcastica] No, non lo sapevo.
Patrizio:
Ma quando cazzo passa ’sto autobus, puttana miseria, quella mi trifolerà i coglioni per una settimana ora, mi toccherà aprirle altre due linee di credito.
Viola:
L’amore immagino non c’entri vero?
Patrizio:
L’amore? Macché, quello c’entra come un cazzo nel culo.
Viola:
[spazientita]Senti potresti moderare un poco il linguaggio in mia presenza, per favore?
Patrizio:
Uhm? Cosa? Ma di che parlavamo?
Viola:
Niente, lascia perdere, facciamo un pausa va ch’è meglio.

—– fine scena III

[Patrizio continua a leggere il giornale, mentre sfoglia le pagine il suo volto assume varie espressioni a seconda del contenuto della notizia, ogni tanto borbotta ma non si riesce bene a capire cosa dica fino a che]

Patrizio:
Ancora, ancora con questa menata dei diritti dei gay, non se ne può più! [Viola alza lo sguardo dal libro e lancia un’occhiataccia verso Patrizio senza però muovere la testa, lui non se ne accorge]
Patrizio:
Ma ti pare possibile, ’sti quattro finocchi, che cosa vogliono, che si facciano le loro storie per i cazzi propri e non mi rompano le palle. [Viola è visibilmente innervosita, ma cerca di rimanere in silenzio e tornare al proprio libro]
Patrizio:
Ma che cazzo vogliono è già tanto che li lasciamo fare le loro schifezze contro natura senza dir nulla. [Viola non riesce più a trattenersi]
Viola:
Scusa ma cosa sarebbe contro natura?
Patrizio:
I gay, i gay sono contro natura, quello che fanno, che schifo.
Viola:
[
Viola fa uno sforzo per mantenere la calma, il tono di voce è lievemente alterato] Quindi la tua posizione è che l’omosessualità è contro natura?
Patrizio:
Si certo, è un porcheria contro natura, proprio una schifezza.
Viola:
[Viola ha ormai calmato l’emozione, il tono di voce è piano] Scusa Patrizio, ma cosa intendi per natura?
Patrizio:
Per natura? Beh la natura è la natura, no?
Viola:
Si ho capito, come l’acqua è l’acqua e il fuoco è il fuoco…
Patrizio:
Esatto, c’hai proprio ragione, si vede che sei una filosofa [si riavvicina a Viola sempre stando seduto sulla panchina]
Viola:
Per forza ho ragione Patrizio, queste sono tautologie, son sempre vere!
Patrizio:
Tautologie… tautologie [mentre Patrizio ripete questa parola sembra quasi che la impasti con la bocca]… tautologie…
Viola:
Ok, proviamo in un altro modo: quando pensi alla natura che cosa ti viene in mente?
Patrizio:
Quando penso alla natura… [riflette tra se e se accarezzandosi il mento con la mano, quindi socchiude gli occhi e alza la testa come guardasse verso l’alto]
Viola:
Patrizio?!?
Patrizio:
Si vedo… vedo… montagne, laghi, prati in fiore, cavalli selvaggi, e… e… un gran bel pazzo di squaw bionda che si…
Viola:
Oh!! Patrizio!! [lo scuote, lui riapre gli occhi]
Patrizio:
Eh che c’è, la squaw stava per…
Viola:
Senti a parte il fatto che le squaw non erano bionde, ma…
Patrizio:
Ah no?
Viola:
No, ma questo non è il punto, torniamo alla natura.
Patrizio:
Si la natura [la parola natura è detta con fare trasognante e piuttosto ebete]
Viola:
Già la natura [tono secco], per te sembra essere una natura selvaggia, incontaminata, insomma hai un’idea di natura di tipo romantico.
Patrizio:
E’ vero! Io sono un romantico [di nuovo avvicina il proprio volto a quello di Viola con fare predatorio, ma lei questa volta si ritrae subito]
Viola:
Bene quindi siamo d’accordo che per te natura è ciò che è incontaminato, potremmo dire non artefatto dall’essere umano.
Patrizio:
Si una bella squaw non artefatta [sguardo ebete tra il libidinoso e il trasognante].
Viola:
E basta con ’sta squaw Patrizio… [lui non cambia sguardo] allora se tu intendi natura come ciò che non è artefatto o contaminato dall’essere umano, in questo senso anche il tuo orologio è contro natura.
Patrizio:
Infatti io a quella toglierei anche il suo Breil!
Viola:
Non ci credo [Viola assume un’espressione sconsolata]
Patrizio:
[Patrizio si risveglia] Uhm che c’è? Mi sembri diventata improvvisamente triste… [riflette] Ah ho capito! Tu non ne hai uno!
Viola:
Uno che?
Patrizio:
Un Breil! Non ti preoccupare, te ne compro uno io!
Viola:
Ma Patrizio?!? ma che dici?!?!?
Patrizio:
Aspetta, fammi fare una telefonata [prende il telefono, preme un paio di tasti e attende risposta]… Si pronto, Aurelio, ciao come stai? ___ Ah mi fa piacere, bene, bene, e il negozio come va? [Viola intanto guarda incredula] ___ Ma davvero? Incrementate le vendite del 30%, fantastico! Cazzo Aurelio me lo devi quotare in borsa ’sto negozio che poi ci investo! [risata grassa e boriosa] Senti Aurelio, io qui avrei una richiesta da parte di una mia amica…
Viola:
No ma Patrizio, ma che fai?!?!
Patrizio:
[fa cenno con la mano a Viola di stare buona] Si, si una mia amica, beh vorrebbe un bel Breil, [Viola fa cenno di no con la testa, con le mani e sussurrando con un sussurro di voce] Si, si vuole proprio uno di quelli che hai tu, sai quelli con i brillanti [Viola non sa più che fare, agita le mani e prende il cellulare di Patrizio e chiude la telefonata] Patrizio. Ma che fai?!? Povero Aurelio, gli hai sbattuto giù il telefono.
Viola:
[cerca di calmarsi] Senti Patrizio, io ti ringrazio infinitamente, ma non posso accettare, davvero.
Patrizio:
Su dai non essere timida è solo un regaluccio da nulla per me.
Viola:
[tira un lungo respiro] Allora Patrizio, tu sei mooolto, mooolto generoso, ma… no! [no secco]
Patrizio:
E va bene, però qualcosa te lo potrò ben regalare, che dici?
Viola:
[Viola si avvicina al volto di Patrizio con fare malizioso] Beh una cosa ci sarebbe… [si ritrae a guarda dall’altra parte sorridendo sempre con malizia]
Patrizio:
[Lui si riscalda e a si avvicina sempre predatorio] Eh cosa?
Viola:
[Si volta di scatto e con tono secco e volto serio] Ragiona con me.
Patrizio:
[strabuzza gli occhi per la sorpresa] beh se proprio ci tieni…
Viola:
Si ci tengo molto [sguardo deciso e inflessione determinata].
Patrizio:
E va bene, ma non andiamo troppo sul tecnico.
Viola:
no, no non ti preoccupare [volto si addolcisce, sorride]

—– fine scena II

Sul palcoscenico si vede a destra una panchina su cui siede una giovane ragazza e subito a sinistra un palo con un cartello “Fermata”. La ragazza sta leggendo un libro in silenzio. Dopo due minuti circa entra un uomo sulla quarantina, ben vestito e con un cellulare a conchiglia in mano. L’incedere è piuttosto nervoso.

Patrizio:
Ma porca puttana Gianni, no, ti ho detto di no! Non vendere, non vendere, domani andranno su ancora, te lo dico io![l’interlocutore all’altro capo del telefono dice qualcosa]
Senti Gianni non mi fare incazzare, qui si fa come dico io punto e fine! [chiude il telefono nervosamente e cammina su e giù, poi si ferma a guardare se sono affissi gli orari dell’autobus]
Cazzo ma qui non ci sono neanche gli orari, vaffanculo! [si avvicina alla panchina e si rivolge alla ragazza assumendo un tono educato]
Mi scusi signorina, potrebbe gentilmente dirmi a che ora passa il 48?
Viola:
So che ne passa uno ogni ora.
Patrizio:
Ogni ora?!? Ma porc… Senta e non è che per caso ha visto quando è passato l’ultimo?
Viola:
Si certo è passato circa cinque minuti fa.
Patrizio:
Cosa?!? Ma cazzo, ma proprio oggi mi si doveva rompere l’auto, oggi che c’è pure quel maledetto sciopero dei taxi
Viola:
Mi spiace.
Patrizio:
Come?!? Ah grazie, ma non è colpa tua.
Viola:
Beh lei mi sembra così provato, comunque mi spiace, spero che le cose le vadano meglio.
Patrizio:
Ah beh… grazie… sei molto gentile [si avvicina alla panchina] ma senti, dammi pure del tu, se no mi sento vecchio… io mi chiamo Patrizio [allunga la mano per presentarsi]
Viola:
Piacere io sono Viola.
Patrizio:
Viola, che nome particolare, è molto bello.
Viola:
Grazie, Patrizio, il tuo è un nome importante invece.
Patrizio:
Oddio, si in un certo senso, senti Viola ti spiace se mi siedo?
Viola:
No, prego fai pure. [Patrizio si siede sulla panchina]
Patrizio:
Cosa leggi di bello?
Viola:
“Critica della ragion pura”
Patrizio:
Accidenti, una lettura impegnata, se non sbaglio è di Cartesio, giusto?
Viola:
Veramente è l’opera fondamentale di Kant.
Patrizio:
Oh accidenti hai ragione, è che io me li confondo sempre, sai questi filosofi tedeschi, mi sembrano tutti uguali.
Viola:
Veramente Descartes, Cartesio, era francese…
Patrizio:
Ma dai?!? Accidenti quante cose si scoprono… ma dimmi tu studi filosofia per caso?
Viola:
Si, frequento l’università
Patrizio:
Beh un bell’impegno e a che anno sei?
Viola:
Sono in tesi.
Patrizio:
Tesi? Su cosa?
Viola:
Lo sviluppo del pensiero critico razionale nella germano-sfera, da Immanuel Kant a Karl Popper.
Patrizio:
Ah! [tono secco, come avesse preso un colpo allo stomaco] Sembra proprio roba seria.
Viola:
Diciamo che è meglio non prenderla prima di guidare…
Patrizio:
[ride divertito] Sei una ragazza di spirito allora, mi piace.
Viola:
Beh non era una delle mie battute migliori ma se ti sei divertito ne sono felice.
Patrizio:
Senti Viola [si avvicina a Viola con fare predatorio e la guarda negli occhi], ma tu questa sera che fai?
Viola:
[Viola inizialmente contraccambia lo sguardo ma poi alza gli occhi verso la fronte di Patrizio] Ehi, ma tu usi il fondo tinta!
Patrizio:
[Imbarazzato] No, io no… cioè si… si insomma [Viola ride, Patrizio rimane seduto ma si allontana all’estremo della panchina e tira fuori un giornale che aveva in tasca, cercando di far finta di nulla, Viola riapre il suo libro: un minuto di silenzio mentre Patrizio sfoglia le pagine del quotidiano]

— fine scena I

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