Mi scrive Lúcio dal Brasile per chiedere dei consigli di logica. Innanzi tutto ti ringrazio molto per i tuoi gentili complimenti anche se ti invito sempre a prendere il mio materiale con spirito critico perché anch’io come chiunque altro posso sbagliare. In ogni caso ho deciso di scrivere un intero post per rispondere alle tue domande in modo da essere quanto più esauriente possibile. Spero infine che il mio italiano sia per te facilmente comprensibile, purtroppo non sono in grado di scrivere in portoghese, e comunque ti faccio i complimenti per il tuo italiano che salvo qualche imprecisione è molto buono.
Terminati i preamboli veniamo ai quesiti.
Partiamo dal secondo (ho cambiato la denominazione delle opzioni per rendere più chiara la mia successiva esposizione questo ovviamente non incide sulla forma del quesito):
Davanti all’assunzione di questa proposizione “Se prende il veleno, allora morirà.” come una sentenza vera, quale tra le proposizioni seguenti è vera:
r1) Lui non ha preso il veleno, allora non morirà.
r2) Lui non è morto, allora ha preso il veleno.
r3) Lui è morto, allora ha preso il veleno.
r4) Lui ha preso il veleno, allora non morirà.
Tu hai scelto (r2) e il professore ha confermato questa tua risposta come corretta. Poi però ti sono venuti dei dubbi circa la formulazione che il professore ha dato del quesito, in particolare ti risulta strano l’uso della costruzione “se… allora…” per delle proposizioni quando forse abbiamo a che fare con dei ragionamenti. Questo grossomodo il problema generale.
Allora cercherò di scomporre la trattazione in due parti, la prima relativa alla formulazione del quesito e la seconda invece relativa alla risoluzione della “sostanza” del quesito stesso.
Si, il quesito è formulato male anche se per ragioni diverse da quelle che hai pensato tu. Non so se sia un problema di traduzione, ma assumendo che la tua traduzione sia corretta (effettivamente c’erano degli errori di ortografia di poco conto ma quelli li ho già corretti io) ci sono dei vizi di forma.
1. Nella proposizione “Se prende il veleno, allora morirà” il soggetto non è esplicitato, potrebbe essere un “lui” ma anche una “lei” e non c’è alcuna garanzia che il soggetto di tale proposizione sia anche quello delle proposizioni (r1), (r2), (r3) ed (r4). Il buon senso ci dice che il professore probabilmente intende che tutte e cinque le proposizioni come aventi il medesimo soggetto, anche perché altrimenti non vedo proprio come si potrebbe dare una risposta al quesito e bisognerebbe lasciarlo in bianco. A voler essere precisi quindi il quesito andrebbe riformulato nel modo seguente:
Davanti all’assunzione di questa proposizione “Se x prende il veleno, allora x morirà.” come una sentenza vera, quale tra le proposizioni seguenti è vera:
r1) x non ha preso il veleno, allora x non morirà.
r2) x non è morto, allora x ha preso il veleno.
r3) x è morto, allora x ha preso il veleno.
r4) x ha preso il veleno, allora x non morirà.
2. C’è confusione con i tempi verbali. La proposizione “Se prende il veleno, allora morirà” potrebbe essere resa in simboli nel modo seguente:
a -> b
dove
“a” corrisponde a “prende il veleno” e “b” corrisponde a “morirà”
e fino a qui tutto bene, vediamo però le quattro opzioni tra cui dovremmo scegliere quella vera in simboli:
r1) ¬c -> ¬b
r2) ¬d -> c
r3) d -> c
r4) c -> ¬b
dove
“c” corrisponde a “x ha preso il veleno”
“d” corrisponde a “x è morto”
Ora è chiaro che assunta
a -> b
come vera non è possibile stabilire quale tra (r1), (r2), (r3) ed (r4) sia vera perché (r1), (r2), (r3) ed (r4) introducono nuove proposizioni!
Certo le proposizioni “c” e “d” sono implicitamente (entimematicamente per essere più tecnici) collegate ad “a” e “b” ma per rendere esplicito tale collegamento al fine del calcolo logico dovremmo esplicitare delle parti di ragionamento che mancano e senza nemmeno avere garanzia di successo, per cui io molto più semplicemente riformulerei nuovamente il quesito aggiustando i tempi verbali in modo da avere due sole proposizioni atomiche:
Davanti all’assunzione di questa proposizione “Se x ha preso il veleno, allora x muore.” come una sentenza vera, quale tra le proposizioni seguenti è vera:
r1) x non ha preso il veleno, allora x non muore.
r2) x non muore, allora x ha preso il veleno.
r3) x muore, allora x ha preso il veleno.
r4) x ha preso il veleno, allora x non muore.
A questo punto abbiamo solo due proposizioni atomiche
“a” che corrisponde a “x ha preso il veleno”
“b” che corrisponde a “x muore”
e il nostro quesito tradotto in simboli diviene il seguente
assunta
a -> b
come vera, quale tra
r1) ¬a -> ¬b
r2) ¬b -> a
r3) b -> a
r4) a -> ¬b
è vera?
Detto tutto questo possiamo finalmente passare alla seconda fase, la soluzione!
Mi spiace ma assunta
a -> b
come vera nessuna tra (r1), (r2), (r3) ed (r4) può essere stabilita come vera.
Infatti assunta
a -> b
come vera è possibile ricavare con il modus tollens la seguente
r2*) ¬b -> ¬a
mentre non è possibile stabilire come vera nessuna tra (r1), (r2), (r3) ed (r4). Vediamo in dettaglio:
r1) non è sicura, infatti io so solo che “a -> b” ma non so cosa succede se mi trovo di fronte a “¬a” a quel punto potrebbe valere “b” o “¬b” non lo so, diverso sarebbe stato se avessimo preso per vera all’inizio “a ↔ b” cioè se avessimo assunto una doppia implicazione, ma non l’abbiamo fatto
r2) invece è proprio falsa infatti ” ¬b -> a ” e ” ¬b -> ¬a ” non possono essere contemporaneamente vere, ma noi sappiamo che ” ¬b -> ¬a ” è vera in quanto l’abbiamo dedotta con il modus tollens da ” a -> b ” che abbiamo assunto come vera, quindi ” ¬b -> a ” è falsa
r3) anche qui non abbiamo niente per dire che “b -> a” il discorso è simile a quello per (r1)
r4) questa è palesemente falsa perché ” a -> ¬b ” a ” a -> b ” non possono essere vere entrambe contemporaneamente ed abbiamo già assunto “a -> b” come vera quindi ” a -> ¬b ” è falsa.
La mia ipotesi è che tu abbia riportato il quesito in modo errato, ovvero che (r2) (elencata come (b) nel tuo commento) non fosse
b) Lui non è morto, allora ha preso il veleno.
ma
b) Lui non è morto, allora non ha preso il veleno.
corrispondente dopo le riformulazioni a quella che io ho indicato come (r2*)
Se la mia ipotesi è corretta e tu hai fatto tale errore di battitura dimenticandoti quel “non”, allora confermo anch’io come ha fatto il professore che la risposta giusta è (b) o (r2*) nel mio elenco, cioè quella che hai segnato tu.
La (ri-)formulazione finale del quesito dovrebbe essere la seguente:
Davanti all’assunzione di questa proposizione “Se x ha preso il veleno, allora x muore.” come una sentenza vera, quale tra le proposizioni seguenti è vera:
r1) x non ha preso il veleno, allora x non muore.
r2*) x non muore, allora x non ha preso il veleno.
r3) x muore, allora x ha preso il veleno.
r4) x ha preso il veleno, allora x non muore.
e la risposta corretta è (r2*).
Per quanto riguarda invece i dubbi formali che ti ponevi.
1. La forma “se… allora…” può essere usata tranquillamente per rendere l’implicazione materiale simboleggiata da ” -> ” o meglio ” → ” che può essere resa in italiano anche con “… implica che… ” o anche con “… allora… ” senza il “se” o addirittura con “da… segue che…” ecc. Forse il tuo dubbio nasce dal fatto che spesso si usa “se… allora…” per leggere questo simbolo ” ⇒ ” che viene in genere usato per rappresentare l’implicazione nel meta-linguaggio mentre in genere ” → ” si legge con “… implica che…” e viene usato per rendere l’implicazione nel linguaggio oggetto, ma questa convenzione, che è in genere rispettata per i due simboli (” → ” per il linguaggio oggetto e ” ⇒ ” per il meta-linguaggio), non è comunque così rigida e dipende un po’ dagli autori che in genere decidono come usare i simboli all’inizio dei loro manuali, per come poi quei simboli si possano leggere e “tradurre” in italiano (o inglese o portoghese) lì la convenzione è ancora meno rigida.
2. Sempre un problema di distinzione tra linguaggio e meta-linguaggio è anche quello che poni circa proposizioni e ragionamenti. Per prima cosa diciamo che il professore ha ragione a parlare di proposizioni, quelle che a te sembrano ragionamenti sono davvero proposizioni come dice il professore tuttavia non sono proposizioni atomiche (quelle che io ho indicato con “a” e “b” per esempio) ma sono proposizioni composte (cioè formate da proposizioni atomiche e da operatori logici, ” → ” e ” ¬ “). Tuttavia l’intero quesito è posto non come una proposizione ma come un ragionamento, per la precisione l’intero quesito è formato da un insieme di proposizioni nel meta-linguaggio e di proposizioni nel linguaggio oggetto.
Per l’esattezza:
“Se x ha preso il veleno, allora x muore.”
“x non ha preso il veleno, allora x non muore.”
“x non muore, allora x non ha preso il veleno.”
“x muore, allora x ha preso il veleno.”
“x ha preso il veleno, allora x non muore.”
sono proposizioni nel linguaggio oggetto tutto il resto è meta-linguaggio.
Ora per distinguere meglio linguaggio e meta-linguaggio si possono usare vari metodi, il tuo professore ha usato le virgolette per la prima proposizione del linguaggio oggetto e una lista ordinata per le altre quattro. E’ un metodo, ce ne sono altri magari graficamente più chiari, ma comunque la formulazione del professore sotto questo punto di vista mi sembra accettabile (quelli che invece mi sembrano vizi formali un po’ più seri li ho già spiegati sopra).
Passiamo ora al primo quesito di cui mi parlavi, quello che hai sbagliato scegliendo la quarta opzione anziché la terza.
La proposizione “Se il rispetto è buono, allora io lo esigo” è equivalente a:
r1) Io non esigo che il rispetto sia buono.
r2) Il rispetto né è buono, né io lo esigo.
r3) Il rispetto non è buono oppure io lo esigo.
r4) Nego che se il rispetto è buono, allora io non lo esigo.
Lo riformulo per renderlo più chiaro e per preparare il terreno alla resa in simboli.
La proposizione “Se il rispetto è buono, allora io esigo il rispetto” è equivalente a:
r1) Io non esigo che il rispetto sia buono.
r2) Il rispetto non è buono, e io non esigo il rispetto.
r3) Il rispetto non è buono oppure io esigo il rispetto.
r4) Nego che se il rispetto è buono, allora io non esigo il rispetto.
Traduciamo in simboli.
a -> b
con “a” corrispondente a “il rispetto è buono”
e “b” corrispondente a “io esigo il rispetto”.
Poi abbiamo le quattro opzioni
r1) c
r2) ¬a ∧ ¬b
r3) ¬a ∨ b
r4) ¬(a -> ¬b)
Lasciando da parte (r1) che è una proposizione completamente diversa ed è stata messa lì solo per trarre in inganno, costruendo le tavole di verità si vede chiaramente come anche in questo caso abbia ragione il professore
Caro Lúcio grazie per i tuoi quesiti mi dispiace di avere riconfermato la valutazione del professore ma spero che questa mia risposta possa comunque esserti utile. In ogni caso non ti abbattere anche se hai fatto un errore, in logica capita spesso non solo a noi ma anche agli scienziati naturali, ai matematici e ai filosofi. Comunque se ti interessa la logica oltre le anguste pareti della logica classica si aprono gli spazi delle logiche del primo e secondo ordine, delle logiche modali e di un sacco di altre meraviglie di cui io personalmente ho sentito solo qualche racconto come di terre lontane e inesplorate, o quasi. Buon viaggio!
Abbiamo già visto come una certa proposizione sia conseguenza di un certo insieme di proposizioni dette premesse se e solo se essa è vera ogni qual volta lo sono tutte le premesse, ovvero: date premesse vere la conclusione per essere tale non può che essere vera, ovvero: se una proposizione è falsa quando tutte le premesse sono vere, allora essa non è conclusione logica di quelle premesse.
Bene, ma che succede se la nostra proposizione candidata ad essere una conseguenza logica di un certo insieme di premesse è sempre vera? Di certo non accadrà mai che la nostra proposizione sia falsa quando le premesse sono vere, poiché che le premesse siano false o vere essa sarà sempre e comunque vera.
Ora chiediamoci: esistono proposizioni che sono sempre vere? Si certo, le abbiamo già viste, sono le tautologie. Ciò significa che una tautologia può essere inferita (dedotta) da un qualsiasi insieme di premesse, vere o false: comunque vada, sarà un successo.
Facciamo un passo oltre. Prendiamo un insieme vuoto di premesse, che poi altri non è che l’insieme vuoto tout court. Non accadrà mai che una tautologia sia falsa quando siano vere le premesse nell’insieme vuoto, non solo perché la tautologia non è mai falsa, ma anche perché di premesse nel vuoto non ce ne sono proprio… quindi possiamo dire di qualsiasi tautologia che essa è derivabile dall’insieme vuoto, ovvero: qualsiasi verità sempiterna è vuota.
Le leggi di De Morgan sono piuttosto famose tra le tautologie. Possono essere formulate come segue:
1° Legge: ¬(P ∧ Q) ↔ ¬P ∨ ¬Q
2° Legge: ¬(P ∨ Q) ↔ ¬P ∧ ¬Q
3° Legge: P ∧ Q ↔ ¬(¬P ∨ ¬Q)
4° Legge: P ∨ Q ↔ ¬(¬P ∧ ¬Q)
Circa un anno e mezzo fa mentre stavo studiando queste leggi ho scoperto un trucco mnemonico per facilitarne l’apprendimento. Esso si basa sulle simmetrie interne delle quattro leggi. E’ possibile infatti osservare le seguenti regolarità:
Queste osservazioni possono essere riassunte graficamente nella seguente regola mnemonica:
{…} ( {…}P {…} {…}Q ) ↔ {…} ( {…}P {…} {…}Q )
Viola, rosso e giallo stanno per presenza/assenza di una negazione,
il verde sta per congiunzione/disgiunzione,
quel che sta a sinistra non va a destra, quel che non sta a sinistra va a destra.
Dalla regola curiosamente si possono ricavare altre quattro leggi, anch’esse tautologiche:
5° Legge: ¬(¬P ∧ Q) ↔ P ∨ ¬Q
6° Legge: ¬(¬P ∨ Q) ↔ P ∧ ¬Q
7° Legge: ¬P ∧ Q ↔ ¬(P ∨ ¬Q)
8° Legge: ¬P ∨ Q ↔ ¬(P ∧ ¬Q)
Ecco qui di seguito alcuni esempi di tautologie(1). Queste leggi sono tutte sempre vere nel senso del calcolo con le tavole di verità e chi non ci crede può farsi i calcoli per conto proprio… o andarsi a studiare le logiche non classiche…
Per ogni legge (o principio, i due termini sono sinonimi in questo caso) presenterò lo schema simbolico e alcune possibili esemplificazioni (mi permetto una certa flessibilità linguistica nella traduzione dal linguaggio simbolico a quello umano).
Immagino a questo punto che, se esiste ancora un lettore di questo blog, allora sarà sempre più convinto che la logica sia una strada che porta inevitabilmente verso al follia… come dargliene torto…
(1) Gli schemi delle tautologie sono tratti da Gianni Rigamonti, Corso di logica, Bollati Boringhieri, Torino, 2005 (p.87)
| (P | → | Q) | ∧ | (Q | → | P) |
| F | F | F | F | |||
| F | V | V | F | |||
| V | F | F | V | |||
| V | V | V | V |
| (P | → | Q) | ∧ | (Q | → | P) |
| F | V | F | F | V | F | |
| F | V | V | V | F | F | |
| V | F | F | F | V | V | |
| V | V | V | V | V | V |
| (P | → | Q) | ∧ | (Q | → | P) |
| F | V | F | V | F | V | F |
| F | V | V | F | V | F | F |
| V | F | F | F | F | V | V |
| V | V | V | V | V | V | V |
| P | Q | P ↔ Q |
|---|---|---|
| F | F | V |
| F | V | F |
| V | F | F |
| V | V | V |
| (P | ∧ | Q) | → | (Q | ∨ | (¬ | P) |
| F | F | F | F | ||||
| F | V | V | F | ||||
| V | F | F | V | ||||
| V | V | V | V |
| (P | ∧ | Q) | → | (Q | ∨ | (¬ | P) |
| F | F | F | V | F | |||
| F | V | V | V | F | |||
| V | F | F | F | V | |||
| V | V | V | F | V |
| (P | ∧ | Q) | → | (Q | ∨ | (¬ | P |
| F | F | F | F | V | V | F | |
| F | F | V | V | V | V | F | |
| V | F | F | F | F | F | V | |
| V | V | V | V | V | F | V |
| (P | ∧ | Q) | → | (Q | ∨ | (¬ | P) |
| F | F | F | V | F | V | V | F |
| F | F | V | V | V | V | V | F |
| V | F | F | V | F | F | F | V |
| V | V | V | V | V | V | F | V |
| P | Q | (P ∧ Q) → (Q ∨ (¬ P) |
|---|---|---|
| F | F | V |
| F | V | V |
| V | F | V |
| V | V | V |
Ho già parlato di proposizioni. Ma le proposizioni non vivono isolate le une dalle altre, in fondo anche loro hanno una loro vita sociale e possono essere connesse le une alle altre. Vi sono vari tipi di connettivi logici che congiungono proposizioni più semplici dando origine a proposizioni più complesse, per ora tuttavia tratterò brevemente solo quelli estensionali, ovvero quei connettivi in virtù dei quali il valore di verità di una proposizione composta dipende solo ed esclusivamente da quello delle sue componenti.
| P | ¬P |
|---|---|
| F | V |
| V | F |
| P | Q | P ∧ Q |
|---|---|---|
| F | F | F |
| F | V | F |
| V | F | F |
| V | V | V |
| P | Q | P ∨ Q |
|---|---|---|
| F | F | F |
| F | V | V |
| V | F | V |
| V | V | V |
| P | Q | P → Q |
|---|---|---|
| F | F | V |
| F | V | V |
| V | F | F |
| V | V | V |
Le tabelle si leggono nel seguente modo:
a. i simboli P e Q sono usati come simboli di generiche proposizioni (sono cioè delle varibili al posto delle quali si può sostituire una proposizione qualsiasi)
b. i simboli V e F sono detti valori di verità, ogni prosizione può essere esclusivamente vera o falsa
c. ad ogni colonna è associata una proposizione
d. riga per riga vengono esaurite tutte le combinazioni possibili di valori di verità delle varie proposizioni__si ricordi che il valore di verità delle composte non può essere qualsiasi, ma dipende da quello delle componenti, altrimenti avremmo 4(=22) righe anziché 2 nella prima tabella e 8(=23) righe anziché 4 nelle altre.